Pignoramento presso terzi: guida completa per capire obblighi e diritti
Il pignoramento presso terzi è una delle procedure esecutive più diffuse e, allo stesso tempo, una delle più temute. Coinvolge tre soggetti – creditore, debitore e terzo – e opera su stipendi, pensioni, conti correnti, compensi o beni che il debitore vanta presso altri soggetti.
Quando arriva un atto di pignoramento presso terzi, la reazione più comune è lo smarrimento: cosa devo fare? Devo pagare? Rischio sanzioni?
Questa guida aggiornata al 2025 chiarisce in modo semplice, rigoroso e pratico tutto ciò che serve sapere, con particolare attenzione ai ruoli di datori di lavoro, lavoratori dipendenti e amministratori di società.
Che cos’è il pignoramento presso terzi
Il pignoramento presso terzi è una procedura con cui il creditore – spesso l’Agente della Riscossione, altre volte un privato – può “aggredire” somme o beni del debitore che si trovano in mano a un soggetto terzo.
La norma di riferimento è l’art. 72-bis del D.P.R. 602/1973, che disciplina il pignoramento in ambito esattoriale.
In pratica, il terzo (un datore di lavoro, una banca, un committente) riceve un atto in cui gli viene ordinato di:
- dichiarare se detiene somme del debitore;
- versare tali somme direttamente al creditore, nei limiti previsti.
È una procedura potente: non richiede udienza iniziale e può essere immediatamente efficace.
I casi più comuni
- Stipendi (caso più frequente)
- Pensioni
- Conti correnti
- Compensi professionali
- Compensi degli amministratori
Gli obblighi del terzo pignorato
La dichiarazione stragiudiziale (art. 75-bis D.P.R. 602/1973)
Quando riceve l’atto, il terzo pignorato ha un obbligo preciso: inviare entro 30 giorni una dichiarazione ufficiale che indichi se e quali somme sono dovute al debitore.
Non è un atto formale o burocratico: è la fase decisiva dell’intera procedura.
La giurisprudenza sottolinea che il terzo, dopo la notifica, assume gli obblighi del custode delle somme dovute al debitore.
Questo significa che:
- non può pagare più il debitore;
- deve custodire le somme pignorate;
- deve essere completamente veritiero nelle dichiarazioni.
Conseguenze dell’omessa o falsa dichiarazione
Le conseguenze possono essere pesantissime:
- sanzione fino a 2.065 euro per ogni violazione (art. 10 D.Lgs. 471/1997);
- responsabilità civile verso il creditore;
- responsabilità penale se la dichiarazione è dolosamente falsa;
- possibilità che il terzo venga dichiarato debitor debendi, diventando direttamente obbligato al pagamento.
Guida pratica per i datori di lavoro

Il datore di lavoro è quasi sempre coinvolto in questa procedura, dato che lo stipendio è uno dei crediti più facilmente pignorabili.
Cosa fare quando arriva l’atto
Il datore di lavoro deve:
- Verificare la regolarità dell’atto
Controllare mittente, importi, dati del dipendente e presenza degli elementi essenziali. - Sospendere il pagamento al dipendente delle somme pignorate
Ogni pagamento fatto dopo la notifica può essere considerato illecito. - Calcolare i limiti di pignorabilità previsti dalla legge.
- Compilare e inviare la dichiarazione entro 30 giorni.
Limiti di pignorabilità degli stipendi (art. 72-ter D.P.R. 602/1973)
I limiti variano in base all’importo dello stipendio:
- Fino a 2.500 € → 1/10
- Da 2.500 a 5.000 € → 1/7
- Oltre 5.000 € → 1/5
È fondamentale rispettare questi limiti: un pignoramento che supera tali soglie è illegittimo.
La Cassazione ha stabilito che è nullo l’atto di pignoramento che estende il vincolo oltre i limiti di legge, cioè a tutto lo stipendio.
Responsabilità del datore di lavoro
Il datore di lavoro è responsabile in prima persona.
La Cassazione afferma che il terzo pignorato:
«è direttamente obbligato verso il creditore procedente a non eseguire pagamenti al dipendente senza ordine del giudice».
Se sbaglia:
- può dover pagare di tasca propria le somme sottratte al pignoramento;
- può essere sanzionato;
- può rispondere civilmente per inadempimento.
Guida per il lavoratore dipendente
Chi subisce il pignoramento sullo stipendio ha comunque diritti importanti.
I diritti del lavoratore
- Diritto al minimo vitale: una quota è sempre impignorabile.
- Diritto di essere informato: deve ricevere gli atti almeno a mezzo notifica.
- Diritto di opposizione: può contestare vizi, importi o limiti non rispettati.
- Diritto alla tutela del nucleo familiare: alcune somme hanno natura assistenziale o alimentare.
Quando è possibile opporsi
Il lavoratore può fare opposizione se:
- la notifica è irregolare o manca;
- il credito è prescritto;
- sono stati superati i limiti di pignorabilità;
- il debito non è effettivamente dovuto;
- il rapporto di lavoro non esisteva al momento dell’atto.
La Cassazione afferma:
«L’applicazione dei limiti dell’art. 545 c.p.c. presuppone la prova dell’esistenza del rapporto di lavoro al momento della notifica».
Somme sempre impignorabili (art. 545 c.p.c.)
- Sussidi di sostentamento
- Indennità di maternità, malattia, funerali
- Crediti alimentari, salvo autorizzazione del giudice
- Indennità per infortuni o invalidità
Guida per società e amministratori: pignorabilità dei compensi
Un tema delicatissimo è la pignorabilità dei compensi degli amministratori.
La natura del rapporto amministratore–società
Le Sezioni Unite della Cassazione sono state chiarissime:
«Il rapporto tra amministratore e società non è di lavoro subordinato, ma di immedesimazione organica.»
Significa che l’amministratore non è un dipendente, e quindi:
- non si applicano i limiti dell’art. 545 c.p.c.;
- non si parla di stipendio, ma di compenso societario;
- il compenso è pignorabile integralmente.
Quando la società può dichiarare “non sono debitore”
La società può legittimamente dichiarare che:
- non vi sono compensi maturati;
- non è stato delibero alcun compenso;
- l’amministratore percepisce compensi occasionali.
Questo è pienamente legittimo: il pignoramento non può riferirsi a compensi futuri e non maturati.
Strategie difensive e buone pratiche
Per il terzo pignorato (datori di lavoro, banche, società)
- Rispondere entro 30 giorni: mai oltre.
- Dichiarare tutto con precisione: importi, date, natura dei rapporti.
- Non pagare più il debitore dopo la notifica.
- Conservare ogni carta: atti, email, dichiarazioni.
- Richiedere assistenza legale in caso di dubbi.
Per i debitori
- Controllare che l’atto sia stato notificato correttamente.
- Verificare l’importo del debito e la prescrizione.
- Controllare il rispetto dei limiti di pignorabilità.
- Documentare situazione economica e familiare.
- Valutare un’opposizione tempestiva.
Approfondimento: conti correnti e pignoramento presso terzi

Anche i conti correnti rientrano nel pignoramento presso terzi.
Quando il conto è pignorabile
- se il conto è intestato solo al debitore;
- sulle somme presenti al momento del pignoramento;
- sui flussi successivi in caso di stipendio o pensione.
Ma attenzione
- Le somme già accreditate come stipendio godono del limite del quinto, anche se giacciono sul conto.
- Se lo stipendio non è ancora confluito nel conto, si applicano i limiti dell’art. 545 c.p.c. alla fonte.
Pignoramento e più creditori: come funziona
Se ci sono più pignoramenti:
- si apre un concorso tra i creditori;
- il giudice stabilisce le priorità;
- non si può pignorare oltre il limite massimo previsto.
Nessun creditore può “saltare la fila”.
Consigli pratici finali per una gestione senza errori
Per i datori di lavoro
- Creare una procedura interna standardizzata.
- Dotarsi di un registro di pignoramenti e scadenze.
- Inviare sempre dichiarazioni tracciabili (PEC).
Per i lavoratori
- Chiedere sempre copia degli atti al datore.
- Controllare la correttezza dei calcoli trattenuti.
Per le società
- Controllare le delibere sui compensi dell’amministratore.
- Documentare eventuali compensi non maturati.
In sintesi

Il pignoramento presso terzi è una procedura complessa ma, se gestita correttamente, può essere affrontata con sicurezza.
La chiave è conoscere i propri diritti e doveri: il terzo deve essere preciso e tempestivo, il debitore deve vigilare sul rispetto dei limiti, il creditore deve agire entro i confini di legge.
Una gestione corretta evita sanzioni, responsabilità patrimoniali e contenziosi.
Tenersi aggiornati è fondamentale: la giurisprudenza continua a evolversi, rendendo indispensabile un approccio consapevole e professionale.
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