Kaffistova Oslo: cucina norvegese nel cuore della città

Kaffistova Oslo è uno di quei ristoranti che probabilmente non avremmo trovato semplicemente passeggiando per il centro della capitale norvegese. E sarebbe stato un peccato, perché quando si viaggia, almeno secondo la nostra personalissima filosofia, bisognerebbe sempre cercare di assaggiare il luogo oltre che visitarlo.

Siamo a Oslo, Norvegia, e vogliamo mangiare norvegese. Sembra una richiesta banale, ma nel cuore di una capitale europea sempre più internazionale non lo è affatto. Navighiamo sul web, scorriamo proposte, menu e recensioni, ma intorno al nostro albergo sembrano comparire soprattutto locali turistici, pub, hamburger, cucine internazionali e ristoranti costruiti su misura per chi vuole mangiare qualcosa di rassicurante senza avventurarsi troppo nelle tradizioni locali.

Non è quello che cerchiamo.

Kaffistova Oslo: alla ricerca della vera cucina norvegese

Anche guardandoci intorno la situazione non migliora: pub, birrerie e locali dall’impronta decisamente internazionale. Possibile che nel pieno centro di Oslo sia così difficile trovare un ristorante dove assaggiare semplicemente la cucina tradizionale norvegese?

Alla fine facciamo ciò che ormai viene spontaneo fare quando non si trova una risposta: chiediamo all’intelligenza artificiale.

La risposta arriva immediatamente: Kaffistova Oslo.

Controlliamo l’indirizzo e scopriamo che è praticamente a due passi da noi. Quasi troppo comodo per essere vero. Ci incamminiamo senza prenotazione e, dobbiamo ammetterlo, ancora poco convinti. Troppo centrale, troppo vicino alle vie frequentate dai turisti: il sospetto della trappola per visitatori rimane.

Sono circa le 17.30. Per gli standard italiani sarebbe quasi l’ora della merenda, ma siamo in Norvegia e qui si cena decisamente prima. Inoltre non abbiamo pranzato, quindi il nostro stomaco ha già adottato senza troppe proteste il fuso orario gastronomico norvegese.

Nel frattempo comincia a piovere. E non quella pioggerellina nordica che si affronta con indifferenza: piove copiosamente.

A quel punto il dubbio scompare. Buon consiglio o cattivo consiglio, Kaffistova Oslo sia.

Un ingresso fortunato, molto fortunato

Ci affacciamo quasi timidamente all’interno.

Il locale è già pieno per metà e la prima domanda arriva immediatamente:

«Avete prenotato?»

No.

Per un attimo immaginiamo di dover tornare sotto l’acqua, ma una gentilissima cameriera, che scopriremo poi essere brasiliana, riesce fortunosamente a trovarci un tavolo e ci fa accomodare.

Solo nei minuti successivi capiremo quanto siamo stati fortunati.

Davanti alla porta prende infatti posizione un ragazzone norvegese, alto, piuttosto impettito e apparentemente investito di una missione fondamentale: difendere Kaffistova Oslo da chiunque abbia avuto l’imprudenza di presentarsi senza prenotazione.

«Avete prenotato?»

No.

Fuori.

Uno dopo l’altro.

Sotto la pioggia.

Lo osserviamo incuriositi mentre respinge con inflessibile efficienza ogni nuovo avventore, anche quando, almeno ai nostri occhi, qualche posto libero sembrerebbe esserci ancora.

Cominciamo a formulare ipotesi.

Forse non ci ha visti entrare. Forse la cameriera brasiliana ci ha fatti accomodare approfittando di un suo momento di distrazione. O forse ha semplicemente deciso di fargli un dispetto.

Non lo sapremo mai.

Di una cosa, però, siamo certi: ormai siamo dentro.

L’ambiente di Kaffistova Oslo

Interno sala Kaffistova

L’interno di Kaffistova Oslo è moderno, ordinato e piacevole. Chi immagina un ristorante norvegese come una baita di legno disseminata di pelli, teste di alce e corna di renna potrebbe rimanere deluso.

Le corna di renna, infatti, mancano.

L’atmosfera non cerca il folklore a tutti i costi e forse è proprio questo uno degli aspetti interessanti del locale. Non sembra esserci alcun desiderio di mettere in scena una Norvegia artificiale per soddisfare le aspettative dei turisti.

L’ambiente è contemporaneo, sobrio e funzionale, senza risultare freddo. Ma ciò che ci rassicura maggiormente è la clientela.

Guardandoci intorno, ci accorgiamo che circa metà dei tavoli è occupata da stranieri e l’altra metà da norvegesi.

Ottimo segnale.

Un ristorante tipico a Oslo frequentato anche dagli abitanti della città ha inevitabilmente qualcosa in più da raccontare rispetto a un locale rivolto esclusivamente ai visitatori.

Forse l’intelligenza artificiale, questa volta, ci ha davvero preso.

Il menu: pochi piatti e molta Norvegia

Il menu è disponibile naturalmente in norvegese e, per nostra fortuna, anche in inglese.

Non è sterminato e la cosa ci piace.

Quando un ristorante propone pochi piatti, soprattutto quando racconta una cucina tradizionale, siamo sempre più incuriositi rispetto a quelle carte chilometriche capaci di spaziare dal pesce alla carne, dalla pizza al sushi.

Qui le proposte sono relativamente contenute e decisamente norvegesi.

Ordiniamo innanzitutto due belle birre e scegliamo tre piatti differenti, con l’intenzione di assaggiare un po’ di tutto:

Kaffistova Fish Soup – 290 NOK, una ricca e cremosa zuppa di pesce con pesce, gamberi e verdure, accompagnata da pane e burro.

Steamed Salmon Fillet – 395 NOK, filetto di salmone al vapore servito con insalata di cetrioli, burro Sandefjord e patate bollite.

Infine le Homemade Meatballs – 315 NOK, polpette fatte in casa accompagnate dal classico purè di piselli e salsa bruna.

Tre piatti che sembrano perfetti per cominciare a comprendere la cucina norvegese.

Kaffistova Fish Soup: la zuppa che vale il viaggio

Fiskesupp

Arriva per prima la Kaffistova Fish Soup.

Affondiamo il cucchiaio nella crema chiara e densa e basta il primo assaggio.

Ci guardiamo.

Ne ordiniamo immediatamente un’altra.

La porzione non è particolarmente abbondante e questo, se vogliamo trovare un difetto, è forse l’unico. Ma il sapore ci conquista completamente.

La consistenza è vellutata e avvolgente, cremosa senza risultare pesante. Il gusto del pesce emerge con eleganza, accompagnato dalla dolcezza dei gamberi e dalle verdure che contribuiscono a dare profondità al brodo senza sovrastarne la componente marina.

È una preparazione ricca, ma sorprendentemente equilibrata.

Non c’è quella sensazione di panna utilizzata per coprire tutto il resto: la cremosità sostiene il pesce e ne prolunga il sapore.

Poi ci sono il pane e il burro.

Elementi apparentemente semplicissimi che diventano parte integrante dell’esperienza. Il pane assorbe la zuppa, il burro aggiunge una nota morbida e golosa e ogni boccone invita inevitabilmente al successivo.

È la nostra prima zuppa di pesce in Norvegia.

Non sarà l’ultima.

Ne assaggeremo altre durante il viaggio, ma quella di Kaffistova Oslo rimarrà il termine di paragone. Tanto che, una volta tornati in Italia, quel sapore continuerà a girarci per la testa fino a spingerci a cercare di riprodurlo nella nostra cucina.

E, concedetecelo, il risultato casalingo non sarà poi così male.

Salmone al vapore: quando la materia prima non ha bisogno di nascondersi

Salmone

A seguire arriva lo Steamed Salmon Fillet.

Qui il piatto gioca una partita completamente diversa.

Se la zuppa conquista attraverso cremosità, intensità e stratificazione dei sapori, il salmone punta tutto sulla qualità della materia prima e sulla precisione della cottura.

Il filetto è compatto ma tenerissimo, succoso, delicato. La cottura al vapore lascia intatta la personalità del pesce e soprattutto evita di appesantirlo inutilmente.

Non servono salse invadenti, marinature aggressive o costruzioni elaborate.

Aggiungiamo soltanto un po’ di pepe.

Basta.

Il burro Sandefjord, classico accompagnamento norvegese a base di burro che tradizionalmente viene arricchito con panna e note acidule, dona rotondità al piatto senza coprire il protagonista. L’insalata di cetrioli, fresca, rimane un po’ distante dai nostri gusti, mentre le patate bollite completano la portata nella più autentica semplicità nordica.

È proprio questa essenzialità a convincerci.

Un buon salmone non ha bisogno di essere travestito.

Quello servito da Kaffistova Oslo viene trattato con rispetto, lasciando che consistenza, delicatezza e naturale grassezza del pesce siano sufficienti a costruire il piatto.

Le polpette norvegesi: questa volta non ci capiamo

Polpette norvegesi

Poi arrivano le Homemade Meatballs.

Qui, purtroppo, il nostro entusiasmo si arresta.

Le polpette norvegesi sono uno dei piatti che volevamo assolutamente provare. Si presentano immerse nella tradizionale salsa bruna e accompagnate da un invitante purè di piselli.

L’aspetto promette bene.

Il primo boccone, però, ci lascia perplessi.

Il sapore della carne è molto intenso, quasi selvatico. Avvertiamo una nota che ci ricorda la selvaggina quando non viene adeguatamente trattata o, addirittura, alcune preparazioni a base di interiora.

Proviamo ancora.

Niente da fare.

Non sappiamo esattamente quale miscela di carni sia stata utilizzata e non possiamo neppure escludere che il problema sia semplicemente nostro. Magari è proprio quello il gusto che la preparazione tradizionale deve avere e siamo noi a non possedere il palato adatto per comprenderlo.

Del resto, viaggiare significa anche questo: incontrare sapori che non necessariamente coincidono con i propri.

Le polpette, però, rimangono nel piatto.

Non rimangono invece né il purè di piselli né la salsa bruna, entrambi decisamente più vicini alle nostre corde.

Non bocciamo quindi il piatto in assoluto: diciamo semplicemente che tra noi e le polpette di Kaffistova Oslo non è scoccata la scintilla.

Un servizio che funziona anche a locale pieno

Nel frattempo il ristorante si riempie completamente.

La nostra cameriera continua a seguirci con attenzione nonostante il lavoro aumenti minuto dopo minuto. È simpatica, cortese, informale quanto basta e sempre disponibile.

Anche gli altri ragazzi si muovono velocemente per la sala, senza trasmettere quella sensazione di confusione che spesso accompagna un locale pieno.

Il servizio rimane preciso e piacevole.

Noi, intanto, tra una portata e l’altra continuiamo inevitabilmente a osservare il nostro ormai amatissimo guardiano della porta.

Impettito, inflessibile, quasi fiero del proprio ruolo, continua il suo rituale.

«Avete prenotato?»

No.

«Non c’è posto.»

E fuori.

Qualche tavolo libero, a dire il vero, ogni tanto sembrerebbe esserci. Ma evidentemente non spetta a noi comprendere le insondabili dinamiche delle prenotazioni norvegesi.

A questo punto siamo quasi orgogliosi di essere riusciti a entrare.

Quanto costa mangiare da Kaffistova Oslo?

Il conto, rapportato ai nostri parametri italiani, è inevitabilmente alto.

Ma siamo a Oslo.

Dopo qualche giorno in Norvegia si impara rapidamente che confrontare direttamente i prezzi con quelli italiani è un esercizio capace soltanto di rovinare la digestione.

Considerando la qualità del pesce, la preparazione dei piatti, il servizio e soprattutto il livello generale dell’esperienza, riteniamo il prezzo assolutamente coerente con quanto ricevuto.

Il verdetto de “I Cattivi”: ★★★★

Il verdetto

Accoglienza: ★★★★
Entrati senza prenotazione. Accolti con gentilezza e disponibilità.

Ambiente: ★★★★
Moderno, ordinato e accogliente.

Servizio: ★★★★
Attento, veloce e cordiale anche quando il locale raggiunge il tutto esaurito.

Cucina: ★★★★
All’altezza delle aspettative.

Rapporto qualità-prezzo: ★★★★
Normale nel contesto di Oslo e adeguato alla qualità della proposta.

Kaffistova Oslo: ci torneremmo?

Nostra personalissima fiskesuppe

Usciamo da Kaffistova Oslo soddisfatti.

Nel frattempo ha smesso di piovere e la città ci accoglie nuovamente senza costringerci a correre alla ricerca di un riparo.

Nei giorni successivi ci viene più volte la tentazione di tornare.

Non tanto per provare nuovi piatti, quanto per ordinare ancora quella zuppa. Magari due direttamente, evitando il passaggio intermedio.

Poi ripensiamo al ragazzone sulla porta.

Non abbiamo prenotato.

Meglio non rischiare.

Così non torniamo, ma quella Kaffistova Fish Soup viene con noi fino in Italia.

Ed è forse questo il complimento migliore che si possa fare a un ristorante: non ricordarne soltanto il nome o l’ambiente, ma continuare a sentire nella memoria il sapore di un piatto anche quando il viaggio è finito.

Se cercate dove mangiare a Oslo e volete avvicinarvi alla cucina norvegese senza rifugiarvi nei soliti ristoranti turistici, Kaffistova Oslo merita certamente di essere preso in considerazione.

Con un ultimo consiglio.

Prenotate.

Perché noi siamo entrati.

Ma non è detto che il ragazzone lasci entrare anche voi. Nel caso non vi riusciste chiedeteci la ricetta della nostra Fiskesuppe!

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