Osteria I Tre Marinai: ci capitano davanti quasi per caso, in una di quelle giornate in cui il pranzo non è programmato e proprio per questo rischia di trasformarsi in una piccola scoperta. Dobbiamo accompagnare un’amica all’aeroporto di Linate e, una volta tanto, possiamo pronunciare la frase “andiamo in aeroporto” senza dover mettere la sveglia nel cuore della notte, attraversare mezza Lombardia o prepararci psicologicamente a un pellegrinaggio fino a Malpensa.
Partenza davvero da Milano. Quasi commovente.
La colazione è stata fatta presto, poi qualche ora in ufficio e infine via verso Linate. Scarichiamo l’ospite alle partenze, saluti, valigie, raccomandazioni di rito e, appena ripartiti, ci rendiamo conto che l’orario è quello giusto.
Pranzo.
A quel punto nasce la domanda inevitabile: torniamo verso casa oppure cerchiamo qualcosa nei dintorni?
Naturalmente vince la seconda opzione.
Navighiamo un po’ sul web e tra le proposte compare I Tre Marinai, a Milano San Felice. Il nome promette pesce, il locale non è distante e l’appetito comincia a farsi sentire. Telefoniamo.
«Avete posto per due?»
Sì.
Perfetto. Pochi minuti di macchina e siamo lì.
O quasi.
Osteria I Tre Marinai: trovarli è già parte dell’esperienza
Arriviamo senza difficoltà al parcheggio di Milano San Felice, lasciamo l’auto e ci mettiamo alla ricerca del ristorante.
A questo punto comincia una piccola caccia al tesoro.
Giriamo a piedi per una decina di minuti, osserviamo insegne, portici e passaggi, torniamo sui nostri passi e iniziamo persino a chiederci se I Tre Marinai non abbiano deciso di salpare proprio quella mattina.
Alla fine individuiamo il locale, nascosto sotto il portico della piazza del centro commerciale di San Felice.
Una sola vetrina, piuttosto discreta, che dall’esterno non lascia immaginare molto di ciò che troveremo all’interno.
Varcata la soglia, infatti, la sensazione cambia immediatamente.
Il ristorante è accogliente e l’allestimento segue con coerenza il tema marinaresco: legno color noce, tonalità azzurro mare, corde e richiami nautici distribuiti nell’ambiente senza trasformarlo, fortunatamente, nella scenografia di una nave pirata.
L’atmosfera è piacevole.
Ci fanno accomodare in una zona a soppalco, sopraelevata di qualche gradino rispetto alla sala principale. Il tavolo per due è comodo, sufficientemente spazioso e apparecchiato con discrezione.
Prima impressione positiva.
Ambiente e servizio: accoglienza cortese e senza eccessi

Il personale de I Tre Marinai si mostra da subito gentile e disponibile.
Osservando la gestione del locale abbiamo l’impressione che i proprietari siano di origine asiatica e, ammettiamolo, per qualche secondo il nostro cervello mette in scena una piccola associazione mentale del tutto arbitraria.
Con un nome come I Tre Marinai ci aspettavamo forse tre pescatori oriundi, possibilmente con barba bianca, maglione a righe e qualche storia di tempeste nel Mediterraneo.
Invece no.
E superato quel brevissimo momento di spaesamento, ci ricordiamo della regola fondamentale: non conta da dove arrivi chi cucina, conta quello che arriva nel piatto.
Il servizio durante tutto il pranzo sarà cortese, presente e attento, senza diventare invadente.
Il menu propone principalmente piatti di pesce, con diverse preparazioni meno scontate rispetto ai classici antipasti da ristorante marinaro.
Ci sono crudi, marinature, fritti, molluschi e abbinamenti che sulla carta risultano interessanti.
La curiosità aumenta.
E quindi cominciamo.
Il nostro pranzo da Osteria I Tre Marinai
L’ordinazione è piuttosto articolata.
D’altronde, se dobbiamo capire un ristorante, tanto vale applicarsi seriamente.
Scegliamo:
- tris di tartare di salmone, tonno e branzino, 16 euro;
- salmone marinato con zenzero, menta e lime, servito su letto di rucola e arance, 15 euro;
- cuoppo di calamaretti fritti con maionese agli agrumi, 13 euro;
- fiori di zucca con ripieno di mare in pastella, 13 euro;
- gamberi alla paprika dolce con stracciatella, 16 euro;
- pepata di cozze con crostini caldi, 11 euro.
Ad accompagnare il pranzo scegliamo un Brut Franciacorta da 39 euro.
E siccome a questo punto ritirarsi sarebbe poco professionale, alla fine arriveranno anche due dessert: panna cotta al pistacchio e tiramisù.
Possiamo dunque affermare di aver concesso alla cucina de I Tre Marinai più di un’occasione per raccontarsi.
Tartare e salmone marinato: belle da vedere, meno incisive al palato

I primi piatti ad arrivare sono i crudi.
Le tartare di salmone, tonno e branzino vengono servite su una pietra nera. Anche il salmone marinato segue una presentazione curata, con rucola, arance e un impiattamento evidentemente studiato.
Dal punto di vista estetico il risultato è gradevole.
Personalmente avremmo preferito piatti chiari, soprattutto per i crudi: il pesce, con le sue sfumature rosate, arancioni e perlacee, probabilmente avrebbe avuto maggiore risalto su una base bianca piuttosto che sul nero della pietra.
Più importante è ciò che accade all’assaggio.
Il pesce appare di qualità discreta. Si percepisce inoltre una certa cura nella preparazione e nella presentazione.
Quello che manca, però, è il carattere.
Le tartare risultano piuttosto insipide. Il salmone marinato con zenzero, menta e lime prometteva sulla carta un’esplosione aromatica, mentre al palato l’insieme rimane purtroppo timido.
Non c’è nulla di realmente sbagliato ma, quando il pesce non è di qualità eccellente, un condimento più deciso al crudo di certo giova.
Interveniamo autonomamente con abbondante olio — peraltro buono — e pepe, cercando di dare un po’ più di vivacità all’insieme.
Funziona, ma quando al ristorante inizi a personalizzare il piatto come se fossi ancora nella cucina di casa, qualche domanda te la fai.
Fiori di zucca: ottima pastella, ripieno troppo dominante

Arrivano quindi i fiori di zucca ripieni di mare e fritti in pastella.
Qui la cucina dell’ Osteria I Tre Marinai mostra una buona mano nella frittura.
La pastella è ben riuscita, piacevole e corretta nella consistenza. Il problema, almeno secondo il nostro gusto, è all’interno.
Nel ripieno emerge in maniera molto decisa il sapore del salmone.
Troppo.
Il risultato è che la delicatezza del fiore di zucca viene quasi completamente sovrastata.
Avremmo immaginato meglio un pesce più neutro, magari un buon merluzzo o comunque una materia prima capace di accompagnare il fiore senza impossessarsi dell’intero piatto.
L’idea rimane interessante e tecnicamente il piatto è ben costruito, ma l’equilibrio potrebbe essere affinato.
Il cuoppo di calamaretti: qui I Tre Marinai centrano il bersaglio

Decisamente più convincente il cuoppo di calamaretti fritti con maionese agli agrumi.
Qui c’è poco da discutere.
La frittura è ben eseguita, i calamaretti sono piacevoli e il piatto si mangia volentieri dall’inizio alla fine.
La maionese agli agrumi aggiunge quella nota leggermente fresca e aromatica che aiuta a spezzare la componente grassa del fritto.
Nessuna complicazione inutile, nessun tentativo di stupire a tutti i costi.
Quando un fritto di pesce è fatto bene, dopotutto, non ha bisogno di un discorso motivazionale.
Va mangiato.
E questo lo mangiamo volentieri.
Gamberi alla paprika e stracciatella: molto belli, un po’ meno decisi

Tra i piatti più scenografici arrivano i gamberi alla paprika dolce serviti su base di stracciatella.
Visivamente funzionano.
Il rosso acceso conferito dalla paprika contrasta con il bianco della stracciatella e il risultato è sicuramente invitante.
Ci aspettiamo quindi un sapore altrettanto marcato.
Invece, ancora una volta, troviamo un piatto piuttosto delicato.
I gamberi sono piacevoli, la combinazione con la stracciatella ha senso, ma manca quella spinta che ci aspettavamo dalla paprika.
Il piatto sembra promettere più di quanto poi effettivamente restituisca al palato.
Non è un difetto grave e, anche in questo caso, la preparazione è corretta.
È piuttosto una caratteristica che ritroviamo in diverse portate de I Tre Marinai: una cucina che mostra attenzione, buone idee e cura estetica, ma che a volte sembra trattenersi proprio quando potrebbe osare un po’ di più.
Pepata di cozze: finalmente il mare alza la voce

Le cozze, invece, ci convincono senza particolari riserve.
La pepata viene servita con crostini caldi e soprattutto con un sughetto saporito che invita immediatamente alla scarpetta.
Qui il gusto c’è.
Le cozze sono buone, il fondo accompagna bene il piatto e finalmente troviamo quella maggiore intensità che avevamo cercato nelle preparazioni precedenti.
È una portata semplice rispetto ad altre presenti in menu, ma proprio per questo dimostra che non occorrono necessariamente costruzioni elaborate per soddisfare.
Il resto lo fanno il pane e la dignità che progressivamente perdiamo cercando di recuperare fino all’ultima goccia dal piatto.
I dolci fatti in casa: qui la rotta si complica

Potremmo fermarci.
Abbiamo mangiato abbastanza, il Franciacorta ha accompagnato degnamente il pranzo e il conto delle portate è già sufficientemente lungo.
Ma ci viene spiegato che i dessert sono tutti fatti in casa.
E allora, naturalmente, dobbiamo provarli.
Ordiniamo panna cotta al pistacchio e tiramisù.
Ed è proprio sul finale che la navigazione de I Tre Marinai incontra qualche onda di troppo.
Entrambi i dessert si allontanano molto, nella presentazione e nel gusto, dall’idea dei classici dolci italiani a cui fanno riferimento.
La decorazione è del tutto fuori dai canoni, con acini di ribes e pezzetti che ricordano una sorta di torrone croccante che più croccante non è.
A parte l’opinabile effetto estetico, quello che ci interessa maggiormente è il sapore.
Il tiramisù sarebbe da rivedere relativamente a crema, biscotti e caffè.
La panna cotta, invece, da cancellare e riscrivere partendo da un foglio bianco.
Un ottimo dessert riesce a far perdonare qualche esitazione precedente; uno poco riuscito, al contrario, rischia di lasciare come ultimo ricordo proprio ciò che sarebbe stato meglio dimenticare.
Il momento della fattura: geometria applicata alla ristorazione

Arriviamo infine alla cassa.
Chiediamo la fattura.
Per un attimo percepiamo una lievissima alterazione nell’equilibrio dell’universo.
La ragazza che ci assiste rimane gentilissima, questo va precisato, ma appare evidente che l’operazione non sia tra quelle affrontate con maggiore frequenza.
Cominciamo a dettare i dati.
Ragione sociale.
Partita IVA.
Codice SDI.
Indirizzo.
E tutto ciò che normalmente serve affinché una fattura elettronica riesca a trovare la propria strada nel mondo.
Il problema è che i dati vengono annotati su uno scontrino minuscolo.
A un certo punto assistiamo a un esercizio di autentica ottimizzazione dello spazio: un pezzo scritto in orizzontale, uno in verticale, un altro quasi in obliquo.
Mancava soltanto il retro.
Osserviamo la scena con una certa ammirazione.
Più informazioni entrano in quello scontrino, più diminuisce la nostra convinzione che quei dati potranno mai essere decifrati una seconda volta.
Usciamo dall’ Osteria I Tre Marinai praticamente certi che quella fattura non arriverà mai.
Conserviamo quindi religiosamente lo scontrino.
Non si sa mai.
E invece dobbiamo rendere merito alla ragazza.
La fattura è arrivata.
Non sappiamo come abbia fatto a ricostruire quanto scritto su quel piccolo reperto cartaceo, ma è arrivata.
Chapeau.
Considerazioni finali
Lasciamo il ristorante moderatamente soddisfatti.
Il locale è gradevole, il personale è cortese e si percepisce l’impegno nel proporre qualcosa di più del solito ristorante di pesce con antipasto misto, spaghetti alle vongole e fritto finale.
Le idee ci sono.
Anche la presentazione dei piatti testimonia attenzione e voglia di costruire una propria identità.
Quello che manca, almeno nell’esperienza della nostra visita, è una maggiore precisione nell’equilibrio dei sapori.
Alcuni piatti sembrano fermarsi un passo prima del risultato che potrebbero raggiungere.
Serve forse più coraggio nelle marinature, una maggiore ricerca del contrasto nei condimenti e qualche modifica nelle ricette che oggi risultano meno riuscite.
Sui dessert, invece, la correzione dovrebbe essere più decisa.
Il potenziale però c’è.
Osteria I Tre Marinai è un ristorante in cui siamo stati accolti bene, abbiamo mangiato alcune cose piacevoli, altre meno convincenti e abbiamo speso una cifra che consideriamo sostanzialmente corretta.
Tre stelle, quindi.
Non quelle tre stelle che significano “non torneremo”.
Piuttosto tre stelle che dicono: la base c’è, il locale è piacevole, il servizio funziona e con qualche aggiustamento in cucina si potrebbe tranquillamente puntare più in alto.
Usciamo dal portico, soddisfatti senza essere conquistati.
A questo punto rimane però un ultimo problema.
Dove abbiamo parcheggiato la macchina?
Dopo dieci minuti impiegati per trovare il ristorante, evidentemente Milano San Felice non ha ancora finito di divertirsi con noi.
E comunque, contro ogni nostra previsione, la fattura è arrivata.
Il verdetto de “I Cattivi”: ★★★
Accoglienza: ★★★★
Gentile, educata e disponibile fin dall’ingresso. Il personale segue il tavolo con attenzione e senza invadenza.
Ambiente: ★★★★
Locale raccolto e piacevole, con arredi a tema marinaro ben riconoscibili ma non eccessivi.
Servizio: ★★★★
Cortese e attento durante tutto il pranzo.
Cucina: ★★
Buone idee e presentazioni curate, ma risultati non sempre omogenei. Ottimi calamaretti e cozze; più timidi crudi e gamberi. Fiori di zucca interessanti ma da riequilibrare. Dessert decisamente da rivedere.
Prezzo: ★★★
Prezzi ragionevoli per una proposta di pesce nell’area milanese.
I Tre Marinai navigano nella direzione giusta, ma qualche rotta può ancora essere corretta. Ambiente piacevole, personale molto cortese, prezzi equilibrati e una cucina che dimostra impegno e alcune buone intuizioni. Servirebbe maggiore decisione nei sapori e, soprattutto, una seria revisione dei dessert. Per ora attracchiamo alle tre stelle, con la sensazione che con qualche intervento mirato la prossima navigazione potrebbe essere decisamente più interessante.
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