Taglialà Milano in una domenica olimpica
Domenica di fine febbraio a Milano. Una di quelle giornate che sembrano rubate ad aprile: sole pieno, aria tiepida, luce dorata che accarezza i palazzi. Noi, milanesi, decidiamo di fare per un giorno i turisti nella nostra città. Tuta, scarpe da ginnastica, parcheggio strategico fuori Area C, e via.
Milano è in fermento per le Olimpiadi invernali. I turisti affollano le vie, camminano con il naso all’insù proprio come noi. Scrutiamo i palazzi, le guglie, le facciate. Il Duomo, maestoso, ci accoglie… e subito ci delude: un megastore olimpico incastona e copre quasi completamente la statua equestre di Vittorio Emanuele II del 1896. Un obbrobrio temporaneo che oscura la bellezza permanente. Peccato.
Proseguiamo verso il Castello Sforzesco, lo superiamo e ci addentriamo nel Parco Sempione. Anche qui tende e strutture pubblicitarie che poco dialogano con il verde del parco. Ma la giornata è troppo bella per farsi rovinare l’umore.
Artisti di strada suonano pianole e chitarre elettriche. Ci fermiamo ad ascoltare qualche nota dei Pink Floyd e di Eric Clapton. Restiamo affascinati. Peccato che molti passino oltre con aria distratta, come se la bellezza fosse un rumore di fondo.
Quasi sei chilometri a piedi. L’appetito si fa sentire. E decidiamo di fermarci proprio al Taglialà Milano, sotto l’Arco della Pace.
Taglialà Milano: l’accoglienza e il primo impatto
Siamo in Piazza Sempione, sotto l’Arco della Pace, dove ancora arde il fuoco olimpico. Location invidiabile. L’affaccio è magnifico.
Al Taglialà Milano ci sono tavoli liberi all’esterno, ma bisogna mettersi in coda all’accoglienza. Dopo una decina di minuti veniamo fatti accomodare a un tavolino da due.
Tavoli in ferro, rovinati, senza tovagliette. Sul tavolo un cestello con dentro tovaglioli di carta e posate – in acciaio, per fortuna. Il cestello è già lì, posizionato a inizio servizio con una scorta abbondante destinata a tutti i clienti che si alterneranno.
E qui il primo piccolo inciampo. Non è il massimo attingere tutti dallo stesso cestello. Noi stessi non abbiamo le mani immacolate dopo sei chilometri a spasso per Milano. Un dettaglio? Forse. Ma i dettagli fanno la differenza, soprattutto in un locale così esposto e turistico come Taglialà Milano.
Al Taglialà Milano si paga prima di mangiare

Per ordinare non passa il cameriere. C’è un QR code. Lo inquadri, scegli, ma prima di inoltrare l’ordine devi inserire la carta e pagare.
Si paga prima, si mangia dopo.
Un sistema che può avere una logica gestionale, soprattutto in una piazza così trafficata, ma che elimina completamente il rapporto umano. Nessun consiglio, nessun sorriso, nessuna interazione.
Ordiniamo due pizze e due birre. Siamo sotto il sole di Piazza Sempione, in fondo può starci.
Nel menù del Taglialà Milano è chiaramente indicato che il coperto costa 3 euro a piatto. Non a persona: a piatto. Se oltre alla pizza avessimo ordinato uno stuzzichino, altri 3 euro. Una declinazione interessante del concetto di coperto.
Il trucco dei tovaglioli (coperto incluso)
Nell’attesa osserviamo le pizze che sfilano. Sono grandi, molto grandi, strabordano dal piatto. E il tavolino è in ferro ruvido, senza alcuna protezione.
Così, visto che il coperto al Taglialà Milano lo abbiamo pagato profumatamente, decidiamo di utilizzare i tovaglioli di carta – teoricamente destinati ai prossimi clienti – per “tappezzare” il tavolo e creare una barriera protettiva.
Milano è piena di piccioni. Non si sa mai.
E infatti sono già lì, in agguato sotto i tavoli, a caccia di briciole.
Una scena che dice molto
Nel frattempo si siede accanto a noi una coppia di turisti, forse tedeschi. Inquadrano il QR code, iniziano a sfogliare il menù del Taglialà Milano con aria soddisfatta.
Arriva un ragazzo biondo, tatuato, maglietta aderente a mostrare i muscoli. Non il classico cameriere, forse un responsabile o il proprietario.
In inglese, con tono secco: “Have you queued? You cannot sit before queuing.”
Avete fatto la fila? Non potete sedervi prima di fare la fila.
I due, mortificati ma educati, si alzano e si mettono in coda. Davanti a loro forse quattro persone. Evidentemente non conoscevano la prassi, come del resto anche noi avevamo faticato a comprenderla.
Troviamo il gesto sgarbato. Il tono non necessario.
I due turisti, con elegante discrezione, abbandonano la fila e si dirigono al locale accanto.
Bravi. Applaudiamo. Approviamo.
A volte il destino suggerisce alternative.
Le pizze del Taglialà Milano
Arrivano finalmente le pizze del Taglialà Milano.
Sono abbondanti, generose nelle dimensioni. Il nostro stratagemma dei tovaglioli si rivela provvidenziale: senza, la pizza avrebbe avuto un contatto diretto con il ferro del tavolo.
Le birre sono fresche, ben fredde, ma completamente prive di schiuma. Un dettaglio che per gli amanti della birra non è secondario.
Pizza finto tartufo e salsiccia

Alla vista promette bene. Profumata, invitante. Ma al primo morso scopriamo che il tartufo è in realtà crema di tartufo. Non c’è la lamella, non c’è l’aroma deciso e naturale: c’è una crema, piacevole ma standardizzata.
La base è sottile, ma meno croccante di come la ricordavamo. L’impasto è corretto, digeribile, ma non memorabile.
Pizza pancetta e fiori di zucca
Meglio. Più equilibrata nei sapori. La pancetta dona sapidità, i fiori di zucca una nota delicata. Anche qui però la croccantezza non è quella che avevamo nella memoria.
Buona, sì. Ma non quella pizza che ti fa dire: “Torniamo apposta”.
Il verdetto de “I Cattivi”: ★★
Accoglienza: ★
Fila poco intuitiva, gestione rigida e scena evitabile con i turisti redarguiti in inglese. In una piazza internazionale serve più tatto.
Servizio: ★
QR code, pagamento anticipato e interazione quasi nulla. Dieci minuti per ottenere del pepe. Sensazione di catena automatizzata più che di ospitalità.
Cucina: ★★
Pizze molto grandi, impasto sottile ma meno croccante del ricordo. Tartufo in crema sulla tartufo e salsiccia; meglio pancetta e fiori di zucca. Birre fredde ma senza schiuma.
Atmosfera: ★★★
Sotto l’Arco della Pace, con il fuoco olimpico acceso e il sole di febbraio. La vista compensa molte mancanze.
Conto: ★
Coperto 3 euro a piatto. Sistema di pagamento anticipato. Prezzi da location premium, esperienza meno memorabile della cornice.
Taglialà Milano: quando la vista supera il morso

La giornata era splendida. Il sole caldo. L’Arco davanti a noi.
Eppure non ci è rimasta la voglia di restare un altro po’. Né per una seconda birra, né per un caffè – che, tra l’altro, non è previsto.
Ci siamo alzati velocemente e ci siamo allontanati, con un filo di invidia per i due turisti tedeschi che avevano scelto il locale accanto.
Forse un segno del fato.
Il Taglialà Milano resta una tappa scenografica, perfetta per una pizza con vista cartolina. Ma quando la vista è più memorabile del morso, è la vista ad aver vinto.
E comunque, Taglialà Milano va provato (magari con filosofia)
Per onestà intellettuale – e perché noi de I Cattivi siamo severi ma non prevenuti – il Taglialà Milano merita comunque una visita. La posizione sotto l’Arco della Pace è oggettivamente una delle più belle di Milano, e mangiare una pizza con quella vista, nelle giornate di sole, ha un suo perché.
Magari armatevi di pazienza per la fila, studiate bene il QR code prima di sedervi, e scegliete il tavolo con la migliore angolazione sull’Arco: la scenografia farà il resto.
Se volete farvi un’idea diretta, date un’occhiata al sito ufficiale del ristorante https://tagliala.it/
Noi torneremo? Forse sì. Perché Milano è anche questo: luci, ombre, cartoline perfette e dettagli migliorabili. E a volte basta cambiare prospettiva – o tavolo – per vivere un’esperienza diversa.
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