Sabor Catalan: tra tapas, sangria e déjà-vu di Barcellona

Ci sono posti che raccontano una storia anche solo a nominarli.
“Sabor Catalan” suona già come una promessa di sole, risate e olio buono. Evoca il rosso del vino, il giallo della paella, il profumo di aglio e mare che aleggia tra i vicoli di Barcellona. Ed è proprio da qui, da un’eco di Spagna rimasta nella memoria, che parte il nostro ritorno.

Sì, ritorno. Perché al Sabor Catalan ci eravamo già stati, una sera di qualche mese fa, quando la Sangria — dolce, seducente e subdola — aveva avuto la meglio su ogni lucidità. Ricordavamo poco: solo un’atmosfera calda e la sensazione di aver riso troppo.
Così, in un pomeriggio di ottobre, decidiamo di concedere una seconda occasione. Ma stavolta con spirito critico, penna affilata e stomaco ben allenato.

Il viaggio comincia con una telefonata

Prenotare è già un’esperienza: “Alle nove abbiamo posto solo in botte”, ci dicono al telefono.
In botte? L’immagine di due sgabelli di legno davanti a un tavolo alto da bar ci fa subito pensare più a una degustazione improvvisata che a una cena rilassante. Decliniamo con garbo.
Arriva l’alternativa: “Un tavolo classico dalle 19.15 alle 21.00”.
Perfetto. Due ore per scoprire se il Sabor Catalan è un angolo di Spagna o solo una cartolina scolorita.

L’ingresso nel capannone

Arriviamo puntuali, e già l’esterno racconta una storia di trasformazione: un capannone industriale riconvertito in ristorante, luci calde e insegna discreta. All’interno domina il legno: tavoli ampi, colori che sanno di terra, qualche bandiera catalana appesa e una colonna sonora fatta di chitarre e chiacchiere allegre.

Ci accomodiamo. Il tavolo è grande e accogliente, ma la sedia… un po’ meno.
Traballa vistosamente, e la sostituisco con quella di fianco, mentre una cameriera passa e sorride senza accorgersi di nulla. È un piccolo dettaglio, certo, ma a volte sono proprio i dettagli a separare l’accoglienza vera da quella di facciata.

Il menù: un biglietto di sola andata per Barcellona

Bombas con salsa brava

Il menù è un invito al viaggio: nomi in spagnolo, descrizioni precise, e quell’idea di “cucina fatta in casa” che ci piace sempre.
Decidiamo senza troppe esitazioni di fare un piccolo tour di tapas:

  • Bombas de la Barceloneta (6,50 €): polpette di patate con cuore di carne e salsa brava.
  • Croquetas (7 €): cuore di besciamella e gusto del giorno.
  • Pimientos Fritos (5,50 €): friggitelli con sale Maldon.
  • Albondigas (7 €): polpettine di carne con salsa di pomodoro spagnola.
  • Paella Mixta (15 €): maiale, pollo, seppie, calamari e crostacei.

E naturalmente, Sangria rossa. Perché senza di lei, la Spagna non comincia nemmeno.

“Il pane con jamón non c’è, ma è la stessa cosa”

Nel frattempo aggiungiamo un’altra tentazione: Pan de Coca con jamón (9 €), ma la cameriera scuote la testa. “È finito.”
Pazienza. Ci propone però un’alternativa con un sorriso che sembra nascondere una trappola: “Tanto è la stessa cosa!”

La “stessa cosa” sarebbe un Pan de Coca amb tomaquet (4,50 €) accompagnato da Jamón iberico bellota 75% (18 €).
Ora, noi non siamo matematici, ma un piatto da 9 euro e uno da 22,50 euro difficilmente possono essere “la stessa cosa”.
Rifiutiamo con cortesia e un filo di ironia.

Nel frattempo il locale si riempie. Due tavoli diventano sette, poi dieci. Cinque persone si muovono tra i tavoli, ma l’ordine tarda ad arrivare.
Cominciamo a temere che il limite delle 21.00 possa trasformarsi in una corsa contro il tempo.

L’attesa, la Sangria e la redenzione liquida

Quando finalmente arrivano acqua e Sangria, il bicchiere ci riconcilia col mondo.
La Sangria è buona, fresca, fruttata, dolce al punto giusto. Scende veloce, forse troppo.
È lei la vera protagonista della serata, e lo sarà fino alla fine.

Dopo una ventina di minuti arrivano le tapas: piccoli piatti colorati, porzioni giuste, profumi che promettono bene.
Cominciamo gli assaggi nei nostri piccoli piattini dove, dopo un po’, tutto comincia a sapere di tutto.
Salsa brava, pomodoro, besciamella: i sapori si mischiano, si confondono, le sfumature svaniscono, e resta una sensazione generale di “carino ma dimenticabile”.

Le Bombas sono morbide e gustose, le Croquetas cremose ma senza salsa di accompagnamento, le Albondigas senza carattere immerse in un sugo che pare in vacanza da sé stesso.
Chiediamo olio, pepe e peperoncino per aggiustare. Non hanno peperoncino!

Intanto la Sangria fa il suo dovere. Rinfresca, addolcisce, cancella.
Un ottimo anestetico gastronomico, che ordiniamo di nuovo con convinzione.

“Le volete cambiare?”

Arriva il momento della Paella. Finalmente ci sparecchiano i piattini e portano piatti nuovi.
Posate, però, no.
Le nostre, abbandonate accanto ai resti delle salse, raccontano ormai un romanzo di contaminazioni culinarie.
Decidiamo di chiederne di pulite.

La cameriera, con un’innocenza che rasenta la filosofia, domanda: “Le volete cambiare?”
Ci guardiamo un attimo perplessi.
La tentazione di rispondere “No, vogliamo solo lucidarle” è forte, ma preferiamo un semplice “Sì, grazie.”
Piccoli momenti che fanno sorridere, ma anche riflettere sul concetto di servizio.

La Paella e il rimpianto del mare l’epilogo dolce (ma non troppo)

La Paella Mixta arriva fumante, cottura perfetta ma non avvertiamo il profuma del mare e la carne è oltremodo dura.
Il riso è cotto bene, la quantità giusta, ma manca quella nota che distingue la buona Paella da quella che “si lascia mangiare”.
Tutto corretto, tutto equilibrato, eppure privo di passione.
Una Paella diligente, potremmo dire, come uno studente modello che però non osa mai.

L’epilogo dolce (ma non troppo)

Torta ganache al cioccolato

Alle 20.45 ci chiedono se vogliamo un dolce.
Accettiamo, forse più per usufruire fino all’ultimo del sospirato tavolo e allungare i minuti che per golosità.

La proposta è fuori menù: torta con ganache al cioccolato, sale, pepe e olio.
Sulla carta sembra una trovata da chef geniale, ma nel piatto il sogno si infrange.
La ganache è quasi assente, il sale invade, il pepe sparisce e l’olio — ottimo altrove — qui diventa fuori posto.
Dopo due bocconi, posiamo le posate.

Alle 20.58 siamo già alla cassa.
Conto finale: 101 euro.
Paghiamo, salutiamo e alle 21.00 precise siamo fuori.
Tempismo impeccabile, da orologio svizzero. Peccato che ci trovassimo in un ristorante spagnolo.

Il bilancio

Il Sabor Catalan non delude del tutto, ma non entusiasma.
È un ristorante pulito, ordinato, dal menù invitante e dai prezzi corretti.
Ma manca qualcosa.
Quella fiamma, quell’amore per il dettaglio che trasforma una buona cena in un’esperienza.

Il servizio, numeroso ma distratto, dà la sensazione di trovarsi in una catena più che in un locale di famiglia.
E i piatti, pur eseguiti con cura, restano troppo timidi.
Non si sente l’anima, non si percepisce la voce della Catalogna.

Eppure, un motivo per tornare c’è: la Sangria.
Dolce, avvolgente, pericolosamente indulgente.
Forse è lei il segreto del Sabor Catalan: ti fa dimenticare le sbavature e ricordare solo la leggerezza.
È l’inganno più piacevole che si possa desiderare dopo una settimana di lavoro.

Noi, alla fine, torniamo a casa con il sorriso e con il driver, che questa volta ci salva da un bis di oblio alcolico.

Il verdetto dei “I Cattivi”: ★★

Verdetto de i cattivi

Accoglienza: ★★
Ambiente: ★★★
Servizio: ★
Piatti: ★★★
Prezzo: ★★★

Dove trovarlo

Per chi vuole viaggiare con il gusto e concedersi una serata spagnola senza volare oltre i Pirenei, il Sabor Catalan resta una tappa curiosa da provare.
Magari con lo spirito giusto, un po’ di ironia e la consapevolezza che, in fondo, anche le serate imperfette hanno il loro fascino.

Sito ufficiale: https://www.saborcatalan.com/

Un invito a scoprire la vera Catalogna

Chi, dopo una cena al Sabor Catalan, sentisse nascere una certa nostalgia di Barcellona, un desiderio di autenticità, di mare, di tapas e sorrisi veri, dovrebbe seguire quell’istinto.
Perché la Catalogna è molto più di un sapore evocato in un piatto: è un ritmo, una luce, una lingua che canta anche quando tace.
Lì la paella profuma di salsedine e i pimientos si mangiano guardando il tramonto, non l’orologio.

Se la curiosità vi punge — e noi speriamo di sì — lasciatevi tentare da un viaggio tra le sue piazze, i suoi mercati e le sue tavole autentiche:
Scopri la Catalogna su Viator.

Scopri tutti gli articoli della rubrica I Cattivi e continua il viaggio tra sapori, luoghi e racconti di cucina e di vita: https://spazionews24.it/rubrica-de-i-cattivi/

Lascia un commento