Il Museo del Fumetto di Milano, cuore della nona arte
Il Museo del Fumetto di Milano è stato, fin dalla sua inaugurazione, un luogo simbolo. Non un semplice edificio, ma un crocevia di culture, passioni e linguaggi visivi. Lì il fumetto ha trovato finalmente la sua casa, il suo riconoscimento come arte: la nona arte, come viene definita in Europa da quasi un secolo.
Il Museo è stato conosciuto da tutti come WOW Spazio Fumetto, e già il suo nome racconta l’effetto che provocava in chi vi entrava: meraviglia, stupore, un’esclamazione istintiva davanti a tavole originali, mostre tematiche, eventi e laboratori.
Oggi, la sua chiusura temporanea per la scadenza della concessione comunale lascia un vuoto che non è soltanto fisico. È un’assenza culturale e simbolica che pesa su Milano e su tutta l’Italia.
L’inaugurazione e la vocazione internazionale
WOW Spazio Fumetto è stato inaugurato il 1° aprile 2011, alla presenza del Sindaco e dell’Assessore alla Cultura. Fin dall’inizio è apparso come una realtà unica in Italia, in grado di collocarsi a pieno titolo tra le istituzioni culturali europee dedicate al fumetto.
La sua peculiarità era quella di essere trasversale a media, arti e generi diversi. Non si limitava a esporre fumetti, ma li collocava in un contesto più ampio: l’illustrazione, l’animazione, il cinema, la comunicazione visiva. Era uno spazio vivo che accoglieva artisti, editori, appassionati e semplici curiosi, unendo il rigore dell’archivio alla gioia del gioco.
La Fondazione Franco Fossati: la memoria che diventa futuro
Alle spalle di questa avventura c’è la Fondazione Franco Fossati, nata nel 1997 come associazione e poi trasformata in fondazione nel 2007, riconosciuta ufficialmente due anni dopo.
La Fondazione trae origine dal patrimonio e dalla memoria del giornalista e critico Franco Fossati, che aveva dedicato la sua vita allo studio del fumetto e della comunicazione. Nei suoi archivi si trovano collezioni preziose come il Fondo Franco Fossati, l’Archivio Metropolis e il Fondo Flash, testimonianze fondamentali per la storia della cultura visiva.
La Fondazione ha sempre perseguito una duplice missione: conservare e divulgare. Da una parte il museo, l’archivio storico, la biblioteca; dall’altra mostre, eventi, attività didattiche, in un costante dialogo con la città di Milano e con una rete di collaborazioni nazionali e internazionali.
La sede: una storia milanese
WOW Spazio Fumetto non era ospitato in un edificio qualunque. La sua sede, in viale Campania, aveva radici profonde nella storia cittadina.
Costruita nel 1926 come deposito dell’ATM, nel 1960 fu trasformata dalla Motta in fabbrica dolciaria, celebre per il panettone, simbolo di Milano. Con la chiusura della fabbrica nel 1985, l’area venne riqualificata dal Comune, che affidò l’edificio superstite all’Assessorato alla Cultura.
Nel 2010, un bando comunale lo assegnò alla Fondazione Franco Fossati, che lo trasformò progressivamente in uno spazio polifunzionale dedicato al fumetto. Un recupero di archeologia industriale che univa memoria e futuro, in linea con i migliori standard europei.
Gli spazi: cultura, didattica e incontro

WOW Spazio Fumetto si sviluppava su due piani:
- Al piano terra, la grande Sala Metropolis ospitava una biblioteca specializzata con circa 9.000 pubblicazioni a libero accesso, mostre temporanee, incontri, proiezioni e persino eventi aziendali o privati. Accanto, una sala polifunzionale più piccola era dedicata principalmente alle attività didattiche.
- Al primo piano, la superficie espositiva principale accoglieva le grandi mostre temporanee, della durata media di 3-4 mesi, sempre curate con attenzione filologica e grande creatività.
- Completavano lo spazio una caffetteria moderna, un bookshop specializzato, e una terrazza adatta a ospitare eventi e presentazioni.
Non era un museo chiuso e silenzioso, ma un luogo vivo e inclusivo, senza barriere architettoniche, dove la cultura diventava esperienza.
Le collezioni: un patrimonio senza tempo
Tra le collezioni e le mostre si poteva fare un viaggio attraverso i giganti del fumetto italiano e mondiale.
- Gli italiani: Hugo Pratt con il suo Corto Maltese, Sergio Bonelli e i suoi eroi, Guido Crepax con Valentina, Andrea Pazienza con il suo segno rivoluzionario, Jacovitti con il suo umorismo surreale.
- Gli internazionali: Hergé con Tintin, Will Eisner con The Spirit, Charles Schulz con i Peanuts, i supereroi Marvel e DC che hanno colonizzato l’immaginario globale.
Il museo era anche custode di tavole originali rare e di materiali che raccontavano il legame tra fumetto e cinema, fumetto e politica, fumetto e pubblicità.
Fumetto come arte e cultura
Il fumetto, a lungo considerato “minore”, al Museo trovava finalmente la sua dignità di arte totale.
La sua capacità di unire parola e immagine lo rende uno dei linguaggi più potenti della modernità. Ha formato lettori, ha ispirato registi, ha contaminato la grafica e la moda. In Italia, milioni di bambini hanno imparato ad amare le storie leggendo Topolino, Diabolik o Asterix. Molti grandi autori letterari hanno confessato di aver iniziato proprio così.
Il Museo celebrava questa funzione culturale e sociale del fumetto, riconoscendolo come patrimonio comune.
Mostre, fiere ed eventi
WOW Spazio Fumetto non era solo esposizione, ma un laboratorio creativo.
Ha ospitato mostre memorabili dedicate a Diabolik ed Eva Kant, a Topolino, ai supereroi Marvel, alle saghe giapponesi. Ha organizzato retrospettive sui grandi autori, convegni internazionali, rassegne cinematografiche, eventi aziendali.
Non mancava il legame con le grandi fiere, come Lucca Comics & Games, e con il mondo editoriale milanese. E grazie ai laboratori e ai corsi, intere generazioni di ragazzi hanno imparato a disegnare, a scrivere, a sognare.
Una chiusura dolorosa
La chiusura del Museo, per la scadenza della concessione comunale, è un colpo durissimo. Non solo per gli appassionati, ma per tutta Milano.
È difficile spiegare cosa significhi vedere spegnersi le luci di un luogo che era diventato un presidio culturale. È come se a una città che si vanta di essere capitale della creatività fosse stato tolto un pezzo della sua anima.
Non si tratta solo di mura, ma di ciò che rappresentavano: un ponte tra generazioni, tra culture, tra linguaggi.
Un auspicio: rinascere dalle difficoltà

Eppure, la storia non finisce qui. La Fondazione Franco Fossati e chi ama il fumetto non si arrendono.
L’auspicio è che il Comune si ravveda, che venga trovato uno spazio alternativo o che il museo possa riaprire le sue porte. Milano non può privarsi del suo Museo del Fumetto: sarebbe come rinunciare a una parte della propria identità.
Il fumetto è cultura, è arte, è economia, è memoria. Difenderlo significa difendere noi stessi.
Come sostenere il Museo del Fumetto
Il Museo del Fumetto è oggi temporaneamente chiuso in attesa dell’esito di un nuovo bando. Ma non deve restare in silenzio.
Può continuare a vivere grazie al sostegno di chi lo ama. È possibile contribuire con donazioni:
- tramite PayPal (da “amici”) all’indirizzo: fondazione@fumetto.org
- oppure con bonifico a Fondazione Franco Fossati, IBAN: IT58X0306909606100000018704 (Intesa SanPaolo).
Ogni gesto, piccolo o grande, è fondamentale.
Conclusione: non lasciamo spegnere la nona arte
Il Museo del Fumetto di Milano non è solo un luogo, è un simbolo. È il ricordo delle letture che ci hanno fatto crescere, è la testimonianza di artisti che hanno trasformato il segno in poesia, è la prova che la cultura popolare è cultura vera.
La sua chiusura è struggente, ma porta con sé un invito: non dimenticare, non arrendersi, sostenere.
Speriamo che presto il Comune sappia riconoscere il valore di questo patrimonio e che gli restituisca uno spazio adeguato. Nel frattempo, il compito spetta a noi: continuare a crederci.
Perché finché ci sarà qualcuno che legge, disegna, sogna attraverso un fumetto, la nona arte non morirà mai.
Dove muore la cultura, cresce l’ombra
Un ultimo, accorato appello va rivolto a tutte le istituzioni pubbliche: non lasciate che un patrimonio simile vada disperso. Dove la cultura arretra, soprattutto nelle periferie, avanza l’ombra dell’indifferenza e dell’abbandono. Il fumetto, con la sua forza narrativa e la sua capacità di unire generazioni, merita di avere una casa stabile. È compito delle amministrazioni proteggere e promuovere ciò che arricchisce la società.
Ma questo impegno non può ricadere solo sulle spalle delle istituzioni: anche i privati cittadini, le aziende e chiunque disponga di spazi possono fare la differenza. Mettere a disposizione un luogo per questa arte significa offrire respiro alla fantasia, sostegno a chi crea, e un futuro a chi ama raccontare e leggere storie. Perché senza luoghi di cultura, una città smarrisce il suo cuore, e con esso la sua anima.
Se anche tu vuoi dire la tua su questo tema, inviaci il tuo articolo o la tua opinione: saremo felici di leggerla e magari pubblicarla!