Primo approdo nella capitale: Mercado de la Reina Madrid
C’è sempre un momento preciso in cui una città straniera smette di essere un nome su una mappa e diventa esperienza viva. Per noi, alla prima volta a Madrid, quel momento ha coinciso con l’ingresso al Mercado de la Reina Madrid, al numero 12 della celebre Gran Vía.
Volo tranquillo, atterraggio senza scossoni. Il taxi si trova subito, quasi a voler confermare che la capitale spagnola ha deciso di accoglierci con garbo. Destinazione: Hotel Riu Plaza Madrid, struttura imponente, moderna, con vista che promette orizzonti ampi quanto la Castiglia. Un po’ di coda al check-in – ma scorrevole, educata, efficiente – e in pochi minuti il borsone è appoggiato, la stanza conquistata, e noi già di nuovo in strada.
Ci attendono amici già in città. L’orologio segna le 14.30, quell’ora sospesa tra pranzo e merenda che in Italia fa chiudere le cucine e in Spagna, invece, sembra solo l’inizio della festa.
E così, eccoci davanti al Mercado de la Reina Madrid, insegna invitante, grandi vetrate, un brulicare umano che lascia presagire vitalità e sostanza.
Gran Vía: il cuore che batte e non si ferma

La Gran Vía non è solo una strada: è un fiume in piena. Scorre di turisti, lavoratori in pausa, giovani coppie, famiglie, artisti di strada e manager in giacca leggera. È teatro, cinema, commercio, luce.
Il Mercado de la Reina Madrid si inserisce in questo flusso come una stazione gastronomica obbligata. Non c’è bisogno di leggere recensioni online per capire che funziona: basta osservare la porta. Entrano persone, escono persone, altre attendono.
Dieci minuti di attesa – che a Madrid sembrano un battito di ciglia – e finalmente si libera un tavolo.
L’atmosfera: moderna, viva, contagiosa
L’interno è moderno, colorato, con un gusto che mescola industriale e tradizione. Tavoli ravvicinati, sì, ma non soffocanti. Qui la distanza sociale la colma la convivialità. Il vociare è allegro, non molesto. Le risate si sovrappongono ai brindisi. I camerieri si muovono veloci ma non nervosi.
Il Mercado de la Reina Madrid non è un ristorante silenzioso, né vuole esserlo. È un luogo che vive del suono dei bicchieri che si toccano e dei piatti che sfilano tra i tavoli come comparse ben addestrate.
Attendiamo ancora qualche minuto prima che il cameriere arrivi per l’ordine. Nessuna fretta. Siamo in vacanza, e la vacanza ha bisogno di respirare.
La birra: semplice, perfetta, necessaria

Ci lasciamo guidare dagli amici per i piatti, ma sulla bevanda decidiamo noi: birra.
Arriva fredda, con la schiuma compatta e generosa, senza eccessi scenografici. Perfetta nella temperatura, onesta nel gusto. La prima scende veloce, troppo veloce. La seconda arriva quasi automaticamente.
La birra, in un luogo come il Mercado de la Reina Madrid, non è un semplice accompagnamento: è parte del rito. Lubrifica le parole, scioglie l’imbarazzo del primo giorno in una città nuova, spalanca la porta dell’esperienza.
L’attesa e il teatro dei piatti che sfilano

Nel frattempo, osserviamo i piatti che passano davanti a noi. Colori accesi, profumi decisi. La cucina qui non si nasconde, si esibisce.
La birra a stomaco vuoto comincia a farsi sentire. Una leggera euforia, quel piacevole stordimento che suggerisce prudenza ma invita alla festa. È il momento giusto: arrivano i nostri piatti.
Il trionfo delle tapas al Mercado de la Reina Madrid
Ecco cosa abbiamo ordinato al Mercado de la Reina Madrid:
Patatas bravas a la antigua ¡Ojo que pican!
Croccanti fuori, morbide dentro. La salsa non è un vezzo decorativo ma una dichiarazione d’intenti. Piccano, sì, ma con eleganza. Non bruciano: avvisano.
Croquetas cremosas de jamón ibérico

Una carezza calda e sapida. La croccantezza esterna cede a un cuore cremoso che sa di tradizione e materia prima di qualità. Il jamón iberico qui non è un ingrediente: è protagonista.
Tacos de oreja de cerdo muy crujiente, aguacate ahumado y pico de gallo
Audaci, croccanti, quasi sfacciati. La texture della carne si sposa con la freschezza del pico de gallo e l’avvolgenza dell’avocado affumicato. Un piatto che racconta la Spagna contemporanea: radici forti, contaminazioni intelligenti.
Chorizo criollo a la parrilla de carbón con patata revolcona

Qui entra in scena il fuoco. Il chorizo sprigiona profumi intensi, la patata revolcona accompagna con rusticità nobile. Un piatto che sa di brace e di festa.
Buñuelos cremosos de bacalao
Leggeri, quasi eterei, ma con un cuore deciso. Il baccalà è equilibrato, non invadente. Un classico reinterpretato con misura.
Jamón ibérico de bellota Guijuelo con pan de cristal con tomate
Il jamón si scioglie, letteralmente. Il pane croccante, sottile, con il pomodoro che dona freschezza e acidità. Qui la semplicità è lusso.
Pulpo a la brasa aliñado con aceite oliva virgen y vinagre de Módena

Il polpo è tenero, la grigliatura precisa. L’olio extravergine avvolge, il vinagre di Módena regala una nota agrodolce che sorprende senza disturbare. Chiusura degna di un primo giorno madrileno.
Il tempo che scorre e non pesa
Ci alziamo alle 16.30. Attorno a noi il ristorante è ancora pieno. Turisti, lavoratori in pausa, gruppi di amici. Il Mercado de la Reina Madrid continua il suo ritmo senza soluzione di continuità.
Nessuno ci mette fretta. Nessuno ci ignora. È una macchina ben oliata che funziona senza perdere umanità.
Il conto e la sensazione finale
Il conto è coerente con la posizione e la qualità. Non è un locale economico, ma neppure eccessivo per ciò che offre. Paghi l’esperienza, la materia prima, la location sulla Gran Vía.
E paghi volentieri, perché esci con la sensazione di aver iniziato bene il tuo viaggio.
Il verdetto de “I Cattivi”: ★★★★

Accoglienza: ★★★★
Atmosfera: ★★★★
Cucina: ★★★★
Servizio: ★★★★
Rapporto qualità-prezzo: ★★★★
Quattro stelle piene, convinte. Il Mercado de la Reina Madrid mantiene le promesse e inaugura il soggiorno con un sorriso.
Madrid, tapas e una passeggiata necessaria
Usciti dal ristorante, la luce del pomeriggio illumina ancora la Gran Vía. La birra comincia a farsi sentire, ma niente che una lunga passeggiata avanti e indietro non possa risolvere.
E allora camminate. Guardate i palazzi, le insegne, i teatri. Fate come noi: percorrete la Gran Vía fino a perdervi, poi tornate indietro.
Il Mercado de la Reina Madrid è stato il nostro benvenuto gastronomico. Madrid, con il suo ritmo instancabile e la sua eleganza disinvolta, è il resto della storia.
E se la prima impressione conta, la capitale spagnola – grazie anche a questo ristorante – ha già conquistato un posto tra le nostre mete del cuore.
Para compartir: molto più di un menù

Sul sito ufficiale del locale – che vi invitiamo a curiosare con calma qui: https://www.mercadodelareina.es/carta-mercado-12/para-compartir/ – scoprirete che la formula scelta è quella del “para compartir”. Una definizione che è già poesia gastronomica. Non “antipasti”, non “piatti da dividere”, ma para compartir: per condividere. C’è dentro la cultura spagnola, il tavolo che si allunga, la forchetta che invade amichevolmente il piatto altrui, la risata che accompagna l’ultimo boccone conteso.
Ed è esattamente ciò che abbiamo fatto: condiviso tutto. Le patatas, le croquetas, il polpo, perfino l’ultimo pezzetto di jamón. Se vi accorgerete che le fotografie che accompagnano l’articolo provengono dal sito del ristorante, vi chiediamo indulgenza: complice la birra perfetta e l’entusiasmo del momento, abbiamo dimenticato di scattarle. Ma possiamo assicurarvi che è davvero ciò che abbiamo mangiato. E forse, in fondo, è anche questo il bello del para compartir: non si condivide solo il cibo, ma l’esperienza.
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