Marro Garden Fisheria Assago: il ritorno tra aspettative e ricordi
Marro Garden Fisheria Assago è uno di quei nomi che restano nella memoria. Non per forza per un singolo piatto memorabile, ma per quell’insieme di sensazioni, spazi e atmosfera che, nel tempo, costruiscono un ricordo preciso. Fine aprile, una di quelle serate in cui Milano (e dintorni) inizia a concedere il primo assaggio d’estate. Aria tiepida, voglia di stare all’aperto, desiderio di pesce crudo e bollicine.
E allora il pensiero ci ha riportato a Marro.
Ricordavamo un grande giardino, un luogo dove cenare con calma, quasi sospesi tra città e campagna. Telefonata veloce, prenotazione per due alle 21.00. Il giardino, però, non è ancora aperto. Ci propongono la veranda. Accettiamo.
Il locale si trova in una posizione comoda, facilmente raggiungibile, con parcheggio ampio – dettaglio non banale. Dall’esterno, quasi non si nota: si mimetizza tra le abitazioni in stile cascina, discreto, senza ostentazioni. Un ingresso che non promette troppo, ma che lascia spazio alla scoperta.
Accoglienza e primi dettagli: tra attenzione e qualche frizione
Entriamo e veniamo accolti con cortesia. Il personale è gentile, presente, mai invadente. Ci viene assegnato inizialmente un tavolo al centro della sala. Ricordiamo la prenotazione in veranda, ma veniamo consigliati dal cameriere di restare all’interno: la veranda è zona fumatori.
Accettiamo senza alcun rimpianto.
Il tavolo è centrale, ma ben distanziato dagli altri. L’ambiente punta dichiaratamente a un’eleganza scenografica, a tratti persino eccessiva, ma nel complesso piacevole: tra luci calde, dettagli curati e richiami quasi teatrali, ricorda quelle vetrine addobbate per le festività, ricche, studiate e capaci di catturare lo sguardo.
Piccolo dettaglio: non si riesce ad appoggiare la borsa. Ma qui arriva il primo segnale positivo del servizio. Il cameriere interviene immediatamente con un poggiaborsa. Un gesto semplice, ma significativo.
Il menù arriva. La carta è interessante, anche se non vastissima. Piatti selezionati, con un focus chiaro sul pesce. La lista dei vini, invece, è ampia ma poco leggibile: caratteri troppo piccoli, difficili da decifrare anche con occhiali. Un peccato, perché la scelta meriterebbe maggiore valorizzazione.
Nel frattempo, una cameriera passa più volte, con una certa fretta nel voler prendere l’ordine. Le chiediamo di tornare. Poi, finalmente, si rallenta. E inizia la cena.
Lanson Rosé: eleganza, freschezza e coerenza stilistica

La scelta cade su un Lanson Rosé Label. Una decisione quasi naturale, complice la difficoltà di leggere la carta e la voglia di qualcosa di affidabile, elegante, coerente con il crudo.
Ed è qui che la serata trova uno dei suoi punti più alti.
Lanson Rosé Label è uno Champagne che porta con sé una storia importante. Tra i primi Rosé prodotti al mondo, rappresenta una sintesi perfetta dello stile della Maison. Nel calice si presenta con un colore rosa salmone luminoso, attraversato da un perlage fine e persistente.
Al naso è raffinato e stratificato: emergono note di pesca e ananas, accompagnate da sentori agrumati di pompelmo. Si percepiscono poi sfumature floreali eleganti – rosa canina e fiori d’arancio – che donano profondità e complessità.
Al palato è fresco, teso, con una mineralità ben definita. Non è uno Champagne invadente, ma accompagna con discrezione, esaltando senza sovrastare. La chiusura è pulita, precisa, con una persistenza che invita al sorso successivo.
In abbinamento al crudo, funziona perfettamente: pulisce, valorizza, crea equilibrio.
Il plateau di crudo: estetica, qualità e proporzioni
Il piatto principale della serata arriva poco dopo lo Champagne: un plateau di crudo per due.
La presentazione è scenografica. Ghiaccio tritato, colori vividi, disposizione curata. Un impatto visivo che promette bene e che, almeno inizialmente, mantiene le aspettative.
Il plateau include:
- Tartare di salmone con semi di sesamo
- Cubi di tonno rosso
- Sashimi di salmone e tonno
- Scampi e gamberi rossi
- Ostriche
- Agrumi a completare
Tartare e sashimi
La tartare di salmone è morbida, ben tagliata, con una leggera nota di sesamo che aggiunge croccantezza e aromaticità. Non è particolarmente innovativa, ma è eseguita con precisione.
Il tonno, sia in tartare che in sashimi, è di buona qualità. Colore vivo, consistenza compatta, sapore pulito. Non emergono difetti evidenti, ma neanche guizzi particolarmente memorabili.
Il sashimi di salmone è equilibrato, leggermente grasso, ben bilanciato dallo Champagne.
Crostacei e ostriche
Scampi e gamberi sono freschi, ben presentati, con una dolcezza naturale evidente. Tuttavia, qui emerge il primo limite: le quantità.
Un solo scampo e un solo gambero a testa. Per un piatto da 45 euro a persona, ci si aspetterebbe almeno una doppia presenza. Le ostriche, invece, sono due. Corrette, fresche, ma senza particolare caratterizzazione.
Il problema delle proporzioni
Il vero punto critico del plateau non è la qualità, che c’è, ma la quantità. Il piatto risulta leggermente sottodimensionato per due persone. Non si esce affamati, ma si percepisce una certa parsimonia nelle porzioni.
È un peccato, perché con un piccolo sforzo in più, il piatto avrebbe potuto raggiungere un livello decisamente superiore.
Il verdetto de: “I Cattivi”: ★★★
Accoglienza: ★★★★
Cordiale e attenta, con piccoli gesti che fanno la differenza, come il poggiaborsa immediato.
Servizio: ★★★
Presente e cortese, ma con una partenza frettolosa e una chiusura distratta.
Cucina: ★★★
Crudo di buona qualità ma poco generoso, frittura abbondante ma leggermente secca.
Atmosfera: ★★★★
Elegante e rilassata, con spazi ben gestiti e un ambiente piacevole.
Conto: ★★★★
Allineato alla proposta, ma con margini di miglioramento sul rapporto quantità/prezzo.
La frittura: abbondanza e qualche imperfezione

Dopo il crudo, decidiamo di chiudere con una frittura di pesce.
Arriva calda, abbondante, ben presentata. Il profumo è invitante, la croccantezza visiva promette bene.
Il piatto include calamari e gamberi, accompagnati da una salsina al limone e aglio.
La salsina
La salsa è uno degli elementi più riusciti: fresca, agrumata, con una nota di aglio ben dosata. Non copre, ma accompagna. Dona vivacità al piatto e aiuta a bilanciare la componente fritta.
Calamari e gamberi
Qui emergono alcune criticità. La frittura è tecnicamente corretta, ma leggermente asciutta. Calamari e gamberi risultano un po’ secchi, segno probabilmente di una cottura leggermente prolungata.
Non è un errore grave, ma è un dettaglio che, in un contesto di questo livello, si nota.
Resta comunque un piatto piacevole, soprattutto per chi cerca una chiusura sostanziosa.
Il ritmo della cena: finalmente si rallenta
Dopo una partenza un po’ accelerata, il servizio cambia ritmo. Nessuna pressione, nessuna fretta. Si respira finalmente quella dimensione rilassata che ci si aspetta da una cena del genere.
Il tempo scorre bene. Il locale non è caotico, il rumore è contenuto, l’esperienza complessiva è piacevole.
Arriva anche un amaro offerto, gesto sempre apprezzato.
Una nota finale… stonata
E poi, come spesso accade, arriva il dettaglio che non ti aspetti.
Ci allontaniamo per una breve pausa sigaretta. Il personale inizia a sparecchiare. Al nostro ritorno, la bottiglia d’acqua – quasi finita – è sparita.
Al suo posto, un bicchiere sporco. Non nostro.
Un errore banale, probabilmente frutto della fretta di chiudere la sala. Ma è proprio nei dettagli finali che si misura la cura complessiva.
Un’esperienza da riprovare (magari in giardino)
Nonostante qualche imperfezione, Marro Garden Fisheria Assago resta un ristorante che merita una visita. La qualità del pesce è buona, l’ambiente è piacevole, il servizio – nel complesso – funziona.
Forse il vero valore aggiunto, quello che può fare la differenza, è proprio il giardino. Quello che questa sera non abbiamo potuto vivere.
Magari scegliendo una serata estiva, all’aperto, con un calice di Lanson Rosé tra le mani e qualche scampo in più nel piatto.
Perché, a volte, basta davvero poco per trasformare una buona cena in un ricordo perfetto.
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