La storia del Ca Solare
Il Ca Solare di Trezzano sul Naviglio non è soltanto un ristorante, ma una cascina restaurata che ha saputo trasformare il suo passato contadino in un presente elegante e raffinato. Tra travi in legno a vista, mattoni antichi e cortili che sembrano usciti da una cartolina, questo luogo promette di essere un rifugio romantico alle porte di Milano.
È un ristorante che negli anni si è costruito una fama di cornice ideale per cerimonie, matrimoni e cene indimenticabili. Gli spazi interni, con luci soffuse e arredi curati, invitano al raccoglimento; quelli esterni, con il verde e il silenzio della campagna lombarda, offrono nelle sere d’estate la possibilità di cenare sotto le stelle.
La cucina si presenta con un menù che punta sulla carne, dalle selezioni italiane alle rinomate carni estere, senza trascurare primi e antipasti di impronta regionale. E soprattutto con un’attenzione particolare alla cultura del vino, che qui diventa compagno insostituibile del pasto.
Almeno, questo è ciò che le premesse lasciano sperare.
L’attesa di una serata tranquilla
Era un lunedì sera, e lo sappiamo bene: in quella zona i locali tendono a chiudere, lasciando poche alternative a chi desidera una cena fuori. Noi, I Cattivi, cercavamo semplicemente un momento di pausa, una serata tranquilla fatta di carne succulenta, buon vino e parole scambiate con complicità.
Sognavamo un tavolo all’aperto, due calici di rosso che tintinnano sotto la luce della luna, la carne fumante al centro del piatto e la possibilità di assaporarla lentamente, commentandone i profumi e le cotture. Non una serata qualunque, ma una piccola parentesi di piacere.
Così approdiamo al Ca Solare, fiduciosi che la sua fama ci avrebbe accompagnati verso un’esperienza memorabile.
L’accoglienza: discreta, ma non impeccabile
Il primo impatto è scenografico. L’edificio colpisce, i dettagli architettonici parlano di eleganza. Ma l’accoglienza, purtroppo, non è all’altezza delle aspettative.
Ci viene proposto un tavolo in un angolo angusto, nonostante la sala presenti diversi posti liberi. Ci guardiamo, e con garbo chiediamo se sia possibile cenare all’aperto. Dopo un attimo di esitazione, il personale acconsente e prepara per noi un tavolo in giardino.
Finalmente, l’atmosfera prende la piega che desideravamo. La sera è tiepida, il cortile illuminato in modo sobrio, i bicchieri già pronti a essere riempiti. C’è però un altro dettaglio: la musica di sottofondo, inizialmente troppo alta, ci impedisce di conversare. Ancora una volta chiediamo un aggiustamento, ed è solo a quel punto che il volume si abbassa, permettendoci di lasciar scorrere le parole tra un sorriso e l’altro.
Il vino: un Chianti che ci accompagna
Abbiamo scelto un Chianti Classico, elegante e corposo, dal colore rubino profondo. Il naso regala profumi di ciliegia matura, note di viola e un accenno di spezie dolci. In bocca è morbido, vellutato, con un tannino presente ma gentile.
Quel vino diventa subito il nostro complice silenzioso. È lui a stemperare le prime incertezze della serata, a riempire le attese, a rendere più vivo ogni scambio di sguardi. Con ogni sorso, la cena sembra promettere di rimettersi sui binari giusti.
Ci perdiamo a commentarlo, come critici esperti: l’equilibrio, la persistenza, la freschezza. E intanto ci lasciamo sedurre dalla sua capacità di rendere speciale anche una conversazione banale.
L’antipasto: bella scenografia, poca emozione
Ordiniamo una degustazione di formaggi. Il piatto si presenta in maniera impeccabile: un gioco di geometrie, colori e consistenze, con miele e mostarde ad accompagnare. Bello da vedere, senza dubbio.
Ma al primo assaggio la magia svanisce. I formaggi, pur vari, mancano di carattere. Nessuno colpisce davvero, nessuno accende le papille. È come se la sostanza non fosse all’altezza della cornice. Una delusione per noi, che amiamo raccontare di sapori intensi e memorabili.
L’attesa che diventa lunga
Quando passiamo ai secondi, l’entusiasmo torna a crescere. Ma ecco il primo ostacolo: l’attesa.
Aspettiamo a lungo, troppo. I minuti scorrono lenti, il vino scende, i discorsi si moltiplicano. Non ci annoiamo, perché sappiamo ridere e trasformare il tempo in complicità, ma l’impressione che il servizio zoppichi si fa sempre più evidente.
E per un ristorante come il Ca Solare, la lentezza rischia di diventare un’ombra che si allunga su tutta la serata.
Il filetto e la fiorentina: due destini opposti

Finalmente arrivano i piatti.
Il Cattivo sceglie il filetto in crosta di lardo. Un piatto sontuoso, che si presenta come una promessa mantenuta. La carne è tenera, succosa, la crosta sapida avvolge senza coprire, i profumi sono intensi e armoniosi. Al primo taglio, la lama affonda con naturalezza, e il morso conferma ogni aspettativa.
La Cattiva, invece, attende con trepidazione la sua fiorentina irlandese al sangue. Una carne che, per chi conosce e ama la griglia, dovrebbe essere un’esperienza sensoriale totale: l’aroma affumicato, la superficie appena scottata, l’interno rosato e succoso, la consistenza che regala al palato la perfetta unione tra tenerezza e resistenza.
E invece, al taglio, la sorpresa è amara: la carne è cotta oltre misura, secca, priva della sua anima. Una fiorentina stracotta è una ferita per chi ama la cucina di carne, un peccato capitale che nessun contorno può giustificare.
La rimostranza tempestiva
Non ci siamo limitati a finire in silenzio. La rimostranza è stata fatta immediatamente, non a fine pasto. Abbiamo segnalato con educazione, ma con fermezza, che la fiorentina, così servita, non poteva rispecchiare la richiesta.
Era il momento giusto per rimediare: basterebbe sostituire la carne, proporre un taglio nuovo, riportare la serata sulla strada giusta. Invece, nulla. La portata resta sul tavolo, e la risposta che riceviamo lascia attoniti:
“Sono contenta che ve ne siate accorti… era anche un po’ bruciata!”
Il colpo di scena che ci fa ridere
In quel momento ci guardiamo negli occhi. L’indignazione cede subito il passo all’ironia. Noi, critici esperti, abituati a valutare ogni dettaglio, ci ritroviamo davanti a una frase che sembra scritta apposta per un copione di teatro dell’assurdo.
Ridiamo, e ridiamo di gusto. Perché se è vero che la carne era stata rovinata, è anche vero che la nostra complicità rendeva quella serata indimenticabile.
Il finale tra liquori e conto
A fine pasto ci vengono offerti due liquori. Gesto gentile, che apprezziamo. Ma la fiorentina – 36 euro – resta regolarmente sul conto. Un dettaglio che stona e che lascia l’amaro in bocca.
Eppure, usciamo comunque divertiti. Non per la qualità dei piatti, ma per la piega surreale che la serata ha preso.
Il Verdetto de “I Cattivi”: ★
- Accoglienza: discreta, migliorabile
- Ambiente: suggestivo, soprattutto all’aperto
- Menù: interessante ma non sempre all’altezza delle promesse
- Servizio: lento, manchevole
- Piatti: il filetto eccellente, la fiorentina deludente
- Prezzi: nella norma per la zona

Un invito
Ogni ristorante ha le sue serate migliori e quelle meno riuscite. La nostra esperienza al Ca Solare, recensita su Google e risalente a luglio del 2023, è stata fatta di alti e bassi, ma anche di una frase che difficilmente dimenticheremo: “era anche un po’ bruciata”.
Eppure, proprio per questo, vi invitiamo a scoprire voi stessi il fascino di questa cascina elegante alle porte di Milano, a provare la loro carne e a vivere una serata che, nel bene o nel male, saprà sicuramente regalarvi un ricordo.
Scopri di più e prenota sul sito ufficiale: www.casolare.eu
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