I Granari e noi: i Cattivi
Siamo I Cattivi. Una coppia di innamorati e, insieme, critici appassionati di enogastronomia.
Innamorati della buona tavola, del vino che accompagna e non sovrasta, della convivialità che trasforma un pasto in esperienza. Da anni recensiamo le nostre avventure culinarie sul web, e ora siamo felici di aprire una rubrica fissa su Spazionews24.
Il nostro approccio è semplice: non risparmiamo nulla al nostro occhio critico, ma non alziamo mai la voce. Le nostre recensioni non sono urla, ma racconti: educati, ironici, costruttivi. Perché la critica, se vuole essere utile, deve stimolare chi cucina e intrattenere chi legge.
E così, con questa filosofia, vi portiamo dentro un episodio che risale all’agosto 2022: la nostra cena al ristorante I Granari in quel di Montopoli di Sabina (RI), tra champagne, ostriche e molto altro da dire.
L’arrivo: una discesa nel buio
Eravamo partiti con entusiasmo, curiosi di provare un locale di cui avevamo sentito parlare. La strada, però, sembrava la premessa di un film noir: buia, stretta, circondata da agriturismi addormentati. Ogni curva ci avvicinava al ristorante ma ci allontanava dall’idea di trovarci in un luogo di charme.
La piccola stradina in discesa ci ha portato a un parcheggio improvvisato: ciottoli, un buio fitto, alberi che incombevano silenziosi. Abbiamo parcheggiato cercando di non rigare la macchina, ci siamo guardati negli occhi e abbiamo sorriso: “Speriamo che almeno il vino sia buono”.
Per raggiungere l’ingresso abbiamo dovuto camminare con cautela, evitando di inciampare. L’entrata, poi, non aveva nulla di scenografico: una rampa di un vecchio box, quasi un accesso secondario più che l’ingresso di un ristorante che prometteva ostriche e champagne.
L’accoglienza: fredda come un frigorifero
Per noi l’accoglienza è fondamentale. È il momento in cui il ristorante ti dice: “Benvenuti, qui siete importanti”. Quella sera, invece, ci siamo sentiti ospiti di passaggio. Nessun sorriso, nessuna parola calorosa.
È vero, non avevamo prenotato. Ma questo non dovrebbe mai giustificare la freddezza. Ci hanno fatto accomodare all’esterno, in un tavolo centrale. Perfetto per osservare la sala, certo, ma poco accogliente.
Seduti lì, abbiamo cominciato a osservare: piatti che passavano, camerieri che correvano, clienti che sembravano soddisfatti. Intanto l’attesa cresceva, e noi avevamo già iniziato a costruire nella mente il nostro racconto.
Il menù: innamorati della carta, delusi dal piatto
Ammettiamolo: il menù ci ha conquistati subito. Era accattivante, ricco, promettente. Piatti di mare, crudi e cotti, astice, champagne. Ci siamo guardati negli occhi e ci siamo detti: “O si rivela un capolavoro, o sarà una delusione memorabile”.
Abbiamo ordinato ostriche, champagne, antipasti misti e le famose foglie di ulivo all’astice. Il nome ci intrigava: evocava leggerezza, eleganza, una pasta che avrebbe potuto stupirci.
Quando però sono arrivati gli strozzapreti al posto delle foglie di ulivo, la delusione è stata immediata. Non una variante creativa, ma una sostituzione pura e semplice. Ci siamo guardati in silenzio: era il primo campanello d’allarme.
Il servizio: attese infinite
Il servizio per noi è come un’orchestra: deve avere ritmo, discrezione, armonia. Quella sera ci è sembrato tutto il contrario.
Le attese erano lunghe, interminabili. I bicchieri restavano vuoti troppo a lungo. Nessuno che passasse a chiedere se fosse tutto a posto, nessuno che colmasse i silenzi con un sorriso o una parola di cortesia.
Il paradosso? Guardandoci intorno, gli altri ospiti sembravano vivere un’altra esperienza. Sorrisi, brindisi, complimenti ai camerieri. E noi, nel mezzo, ci sentivamo come due pesci fuor d’acqua.
I piatti: ostriche e champagne salvano l’onore

Quando finalmente arrivano le portate, il verdetto si scrive da solo.
- Le ostriche: fresche, perfette, indiscutibili.
- Lo champagne: di ottima qualità, servito con la giusta temperatura.
- Il dolce: discreto, senza entusiasmare.
Tutto il resto? Una lunga delusione. Gli antipasti crudi e cotti privi di carattere, i primi piatti dimenticabili, l’astice fantasma mai arrivato. La sensazione era quella di trovarsi davanti a un banchetto ordinario travestito da cena gourmet.
E mentre osservavamo gli altri clienti godersi gli stessi piatti, la domanda tornava: “Siamo noi troppo esigenti, o loro troppo indulgenti?”.
Il conto: il mare che pesa sul portafoglio
Il conto non ci ha stupiti: era salato, come prevedibile per un menù a base di mare. Ma ciò che ci ha lasciato perplessi è stata la sproporzione tra prezzo e qualità percepita.
Eppure, alla fine, ci siamo alzati soddisfatti. Non della cena, ma di noi. Della nostra complicità, dello champagne che aveva reso la serata più leggera, dell’amore che trasforma anche una delusione in ricordo condiviso.
Il contesto culturale: ostriche o cinghiale?
Camminando verso la macchina, ci siamo detti: “Forse la colpa è nostra”. Cercare ostriche e astici in una zona di campagna dove la tradizione culinaria è fatta di selvaggina, cinghiale, funghi, paste fatte in casa… era forse il vero errore.
Ci siamo resi conto che non sempre ha senso inseguire il mare dove domina la terra. Ogni territorio ha i suoi re: e in quelle zone il trono spetta al cinghiale, non all’astice.
È stata una lezione di coerenza gastronomica: rispettare il contesto, le materie prime, le radici.
Il nostro verdetto finale: Il verdetto: ★★
Se dovessimo riassumere la serata in pagelle, sarebbe così:
- Accoglienza: carente
- Menù: accattivante ma ingannevole
- Ambiente: poco confacente
- Servizio: manchevole
- Piatti: solo ostriche e champagne si salvano
- Prezzi: elevati rispetto all’offerta
Perché scriviamo
Noi Cattivi non scriviamo per distruggere, ma per raccontare. Non siamo giudici implacabili: siamo due complici che osservano, assaggiano, commentano. La nostra critica vuole essere un invito al miglioramento, un contributo costruttivo.
Le nostre recensioni non sono solo giudizi gastronomici, ma storie di coppia. Perché ogni cena è anche un momento di noi due: di sguardi, di riflessioni, di sorrisi amari trasformati in ironia.
E ora tocca a voi

La nostra recensione de I Granari risale all’agosto 2022. Da allora, tutto può essere cambiato: la cucina, il servizio, l’accoglienza. Ecco perché vi invitiamo a verificare di persona: prenotate sul sito ufficiale de I Granari e decidete voi se confermare o smentire il nostro racconto.
Noi vi abbiamo offerto la nostra verità. Ora siamo curiosi della vostra.
Se anche tu vuoi dire la tua su questo tema, inviaci il tuo articolo o la tua opinione: saremo felici di leggerla e magari pubblicarla!