Codex Vallumbrosae – Folio CXXXV: De reditu et pacto

[Prefazione del copista]

Fra le pergamene più tarde ch’io abbia rinvenuto nel registro detto “De reditu et pacto“, v’è questo foglio, che par d’esser stato vergato da medesima mano che stese il folio CXXXIV, sì grande è la concordia di stile, di cadenza e di figura.
L’orlo è un poco segnato, forse da stilla di cera caduta in notte di gelo; ma l’inchiostro si serba netto, e le lettere nitide come al dì della scrittura. Ai margini si scorgono glosse di mano più giovane, segno ch’esso fu letto, meditato e forse disputato in tempi posteriori, quando già la memoria degli attori si era fatta eco lontana.
Nel presente si palesa maggiormente l’animo della nobile donna Beatrice di Fontechiara: non già dama che attende e patisce senza parola, ma giudice vigile di parole e d’opre, le quali pesa come moneta in bilancia, rigirandole nella mente e nel cuore. In lei il dire è dono e necessità, ché senza parola l’animo langue e s’arresta come acqua ferma; ma parola, se non seguita da fatto, è vento che non muove ruota, eco che non giunge oltre la prima collina. E poiché il grado di cavaliere richiede fermezza e senno proprio, ella vuole ch’egli, oltre al pronunziare, sappia eleggere il cammino di sua volontà, non lasciando che vento d’altri governi la sua vela, quand’anche mosso da pietà o dolcezza di cuore.

De ingressu in domum

Gualtieri che rientra dal viaggio

Compiuta l’opra del ponte, e poste le ultime tavole con mano ferma sotto cielo plumbeo e vento di tramontana che portava seco odore di neve lontana, Gualtieri mosse alla volta della dimora di Beatrice.
Ella, veggendo ch’egli venìa per la via lunga, tra i campi umidi e le mura del borgo, non fece moto incontro a lui, ché nel core volea misurare il passo dell’attesa con quello del ritorno. Stette ritta in soglia, il mantello oscuro ravvolto al petto e la mano al battente, mentre l’aria fredda le faceva ondeggiare lieve il lembo della veste. Non v’era in lei segno di gioia traboccante né d’ira manifesta, ma gravità e compostezza di chi attende risposta e non la domanda a parole.

— Sei tornato — disse, non già in forma di lieta accoglienza, ma come si dice cosa che sapeasi dover avvenire e nondimeno si vuol confermare con la voce.

— Sì, madonna — rispose egli, inchinando il capo — e non porto meco se non i miei passi e ’l ponte risanato, ché d’altro non ebbi a provvedermi se non della mia volontà.

Ella fece cenno ch’entri, ma il guardo rimase vigile e distante, sì come porta che si schiude ma non apre tuttavia la stanza più interna.

Facta, non verba

Sul muro presso il camino, annerito in parte da fumo d’inverni antichi, era appesa tavola di legno quercino con iscrizione latina: “Facta, non verba“.
Beatrice vi posò gli occhi e indi, tornando al cavaliere, parlò con voce piana ma ferma:
— Le parole son respiro dell’anima; senza esse, il cuore si dissecca e diviene pietra. Più volte attesi tue lettere come acqua a pellegrino stanco; e quando giunsero, mi furono conforto e lume nelle sere lunghe. Ma le parole, se non seguite da fatti, si disfanno in fiato che la bruma dissolve e che non lascia orma. E, bada, fatti non sono solo opre di braccio o di ferro, ma scelte prese con propria mano e mente salda, ché molte volte più arduo è eleggere che colpire.

Si tacque un momento e riprese con voce che parve eco di sentenza:
— Un cavaliere non aspetta ch’altri decida per lui. La bontà è virtù, ma se per pietà tu lasci che vento d’altri governi la tua vela, tu non conduci: sei condotto. E chi è condotto, pur nobile, non regge il grado che porta e cade alla prima tempesta.

[Nota marginale: non est via nisi electa propria manu].

De colloquio ad focum

Beatrice e Gualtieri davanti al fuoco

Sedettero nella sala grande, ove ’l fuoco ardeva lento e quieto, gettando bagliori rossi su muri e travi. Dal camino saliva odore di legna di faggio, e fuori il vento muoveva i cardini della porta come a volerne forzare l’ingresso.
Sul desco stava pane fragrante e vino chiaro di San Gimignano, ma né l’uno né l’altro vi pose mano, quasi che il nutrirsi potesse spezzare il filo teso tra loro.

— Sai tu perché m’offesi, il dì che prendesti il cavallo e lasciasti ch’io proseguiessi sola? — chiese ella, fissandolo senza batter ciglio.

— Credei di seguirti a piè per farti compagnia e non gravarti di peso — rispose egli.

Ella scosse il capo:
— Non compagnia cercavo, ma passo concorde e via eletta insieme. Chi cammina insieme, giunto al bivio, dice: “Andiamo di qua”, e nel dirlo s’assume il peso di quella via. Chi cammina solo accanto attende che l’altro elegga e si limita a seguitarlo, e tal modo è buono per servi o scudieri, non per colui ch’io chiamo mio cavaliere.

[Glossa in margine: “Parabola vera et pulchra”].

De probatione

Ella si levò e, tratta dalla cassapanca una cassetta di legno d’olivo levigato, l’aprì con lentezza. Dentro, avvolti in panni di lino, erano reliquie di fedeltà:
— In questo — disse — conservo segni di lealtà: un anello di mia madre, lettera di mio fratello in guerra, un nastro azzurro d’amica morente. Pegni che resistettero al tempo e alla lontananza, ché chi li diede fece seguire al dire un atto che non poté esser revocato.

Poi, fissandolo negli occhi:
— Dammi tu un pegno, non d’oro ma di coraggio, eletto e deliberato da te solo.

Gualtieri sciolse dal fianco il pugnale che lo aveva servito in battaglie e viaggi:
— Con questo incisi il segno nostro lungo la via del ritorno. Ora lo lascio a te, perché tu lo serbi.

Ella lo prese, ma con sguardo severo disse:
— È pegno, sì; ma pegno può esser dono d’impeto. Io attendo prova che la via sia scelta e condotta da te, non solo percorsa.

De opere humile

Il dì seguente, Beatrice gli affidò compito insolito a cavaliere: riparare la tettoia della stalla, che da mesi lasciava scender acqua, facendo gemere le travi e imputridire le assi.

— Chi provvede al tetto che ripara le bestie — disse — forse potrà provvedere anche a chi abita la casa. E questo è genere di cosa che un uomo d’arme deve vedere e fare senza ch’io lo dica, ché se ogni azione richiede comando, allora non v’è comando che basti.

Gualtieri prese martello e chiodi; e sotto neve leggiera sostituì assi marcite, tese corde, rinsaldò travi. Lavorò finché le mani, pur intirizzite, non tremavano più per gelo, ma per fatica compiuta.

Ella, osservandolo da finestra alta, pensò che opra scelta e condotta senza sprone è già parte della risposta ch’ella attendeva, e che forse, in quel rumore di colpi regolari, si stava già saldando il legno non solo della stalla, ma della fiducia.

De itinere ad fontem

Immagine di Gualtieri con secchi d'acqua

Tre dì dopo, ella propose di recarsi alla fonte grande, fuori le mura. Il cielo era sereno, ma vento crudo pungeva come lama.

Sul cammino, egli portava due secchi di rame, uno per mano, e tenne il passo di lei. Giunti alla fonte, ella immerse le mani nell’acqua:
— Vedi — disse — l’acqua che scende da monte non chiede chi tu sia; ma per berla, bisogna chinarsi. Così è delle parole: se non ti chini ad ascoltarle, restano suono vano. E, come l’acqua, le parole da sole non bastano: occorre portare il secchio fino a casa; e questo è fatica e decisione, ché lungo il cammino il peso può farti desiderare di deporlo. Ma chi depone il secchio a metà via, torna a casa a mani vuote.

De ultima probatione

All’alba, ella gli diede lettera sigillata.
— Portala alla priora di San Michele; due dì di cammino, e tornerai. Non darla a mano d’altri, e non mutar la via ch’io t’ho detto.

Egli partì; e lungo il cammino aiutò carro impantanato, diede pane a mendico, ricondusse capre smarrite. Quando un mercante gli offerse passaggio a cavallo per abbreviare via, egli rifiutò, sapendo che restar fedele al sentiero era parte dell’opra, e che piegarsi a comodità non era via degna di un pegno dato.

Giunto al convento, consegnò la lettera di propria mano; la priora sorrise, ma non proferì verbo.

De reditu secundo

Tornato, trovò Beatrice nel cortile.
— L’hai consegnata tu stesso? — disse ella.

— Io stesso; e seguii la via tutta, senza scorciatoie.

Ella annuì:
— E portasti aiuto senza smarrire la rotta. Questo io volevo: che tu sapessi eleggere, anche se scelta reca pena a te o ad altri. Non lasciarti menare, ma condurre.

De reconciliatione

Gualtieri e Beatrice per mano

Quella sera, sotto portico che guarda giardino spoglio, camminarono insieme.
— Il passo nostro ora è pari — disse ella, e nel dire era quieta certezza.

Egli sorrise; e poiché non stese la mano, fu lei a porla nella sua. Non era solo affetto: era suggello al giudizio suo, che ora lo teneva uomo atto non solo a dire, ma a fare; e a fare per elezione propria, con mente e cuore concordi.

Camminarono fino alla Porta Aquilonis; ivi un vecchio mendico li salutò. Beatrice trasse moneta e gliela pose; Gualtieri, senza attendere invito, aggiunse la sua. Ella notò ch’egli avea scelto da sé, e che la scelta era generosa e pronta, segno che non attendeva più vento esterno per muovere il passo.

[Postilla del copista]

Che sia memoria o esercizio d’ingegno, poco monta: il pregio sta nell’insegnare che la parola è essenziale, sì come primo filo che avvia la tela; ma senza la trama de’ fatti, il tessuto si sfibra e cade.
La dama di Fontechiara seppe unire dire e fare, e volle che ’l suo cavaliere fosse mosso non da vento esterno, ma dal freno della propria via. V’è tempo per acconsentire e tempo per eleggere; e chi non elegge, pur per timore di dar pena, non guida ma è guidato.
Così, nell’atto di camminare alla medesima cadenza pur senza toccarsi, l’autore ci lascia imagine di due spiriti che finalmente si riconoscono pari: egli, saldo e deliberato; ella, certa che quel passo sia ormai scelto e voluto dal cuore medesimo del suo cavaliere.

Invito alla visita

Chi desidera ammirare da vicino pergamene antiche, codici miniati e manoscritti che hanno attraversato i secoli, può recarsi al Museo delle Antiche Pergamene. In quelle sale, il silenzio custodisce la voce degli amanuensi, e ogni foglio racconta storie che il tempo non ha saputo cancellare.

Se vuoi leggere il frammento precedente del ” De itineribus et discordiis” del Codex Vallumbrosae puoi trovarlo qui: Codex Vallumbrosae – Frammento di un cammino

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