Codex Vallumbrosae – Frammento di un cammino

Codex Vallumbrosae – Folio CXXXIV

Un frammento del “De itineribus et discordiis” (Anno Domini MCCCLXXVIII)

[Prefazione del copista]

«Non v’è cammino sì breve che non divida due cuori, se non marciano al medesimo passo.»
— Detto de’ pellegrini di Borgogna, inciso sul portale della chiesa di Saint-Claude.

[Inizio del testo conservato]

Nell’ultimo dì, innanzi che il cavaliere Gualtieri di Castelforte lasciasse la corte per viaggio verso terre lontane, la nobile donna Beatrice di Fontechiara lo guardava con animo velato, e non di letizia.
Da giorni, il passo tra loro non cadea più alla stessa cadenza. Ella sentiva ch’egli s’apprestava a varcare un confine di cui non possedea la carta: viaggio verso contrade che a lei, per allora, rimaneano estranee.
Avrebbe voluto ch’egli tendesse un filo d’argento tra i due lidi, sì che la rotta non si smarrisse; ma Gualtieri, veggendo solo un ritorno di pochi dì, non comprese che per lei quella partenza era inverno che s’insinuava fra le loro mani.

Era inverno inoltrato, e nebbia grave saliva dal fiume, celando i bastioni e avvolgendo i tetti come drappo cenerino steso dall’alto.
Gualtieri fece approntare nella sala bassa mensa sobria: tovaglia di lino crudo, due calici di cristallo, pane di segale ancor caldo, formaggi di valle e frutta secca in piatto di stagno.

Accanto al vino rosso, giunto da Montalcino in botte piccola, un giovane paggio — [nota a margine: di nome forse Rinaldo?] — recò una brocca di vino speziato, d’odore soave di cannella e scorza d’arancio, comperato alla fiera di Siena.

De potione quae mutavit cursum

Il cavaliere, ch’avea proposto sobrietà, versò un calice solo, come atto misurato.
Ma il dolce liquore vinse ogni buon proposito: indi venne un secondo calice, che pareva scaldar la sala più del foco, e un terzo, che velò i pensieri come bruma sopra acqua queta.
Le parole ch’avea pensato di porgerle — piane e ordinate come perle in filo — si sciolsero in gocce sparse, [parola abrasa], e in silenzi densi qual stanze chiuse, colme di cose non dette, sospese tra loro come neve che non tocca terra.

De via incepta

Quando giunse l’ora d’uscire, la dama Beatrice si fermò sulla soglia della sala; e, forse ché le parole non dette e ’l vino versato le aveano tolto fidanza nel passo del cavaliere, ella disse con voce che non ammettea replica:

Se tu conduci il cavallo, io proseguirò a piè fino alla mia dimora.

Gualtieri cercò di persuaderla: [due righe illeggibili, forse un giuramento], ma ella già avvolgeva il mantello e s’avviava lungo la via acciottolata che scende al borgo.

Il cavaliere sellò il destriero e lo condusse al passo, mantenendo andatura pari alla sua, ma sul lato opposto della strada.

Sali, la notte è rigida e ’l vento taglia.

Ella non mutò passo, lo sguardo fisso alla Porta

De equo relicto

Giunti al tratto ove la via si biforca, Gualtieri vide la dama chiamare un paggio per condurla.
Allora fermò il destriero, discese, e posò le redini sulla sella.

Si tu caminas, ego quoque ambulabo.

Ma non era così che ella interpretava il gesto.
Beatrice prese il cavallo e si allontanò al trotto, lasciandolo sulla via lastricata, con il solo rumore dei propri passi e il respiro che faceva nube nell’aria fredda.

De Porta Aquilonis

Il cammino verso la Porta Nord, breve a chi è in pace, sembrò a Gualtieri lungo qual pellegrinaggio. Nel cuore serbava attesa che la dama, giunta avanti, si volgesse a cercarlo con lo sguardo o tornasse indietro. Ma ciò non avvenne, ed egli si sentì lasciato in via come ramo caduto ai margini del sentiero. Forse ciò era meritato; forse era sottile rivincita di Beatrice, la quale, proseguendo senza curarsi di lui, pareva rendergli, in misura lieve, l’ombra del distacco che ’l suo viaggio avrebbe recato.

Sotto l’arco di pietra, illuminata da torcia fumosa, ella stava ferma: forse l’attendeva, o forse stava per muovere. Quando Gualtieri la scorse, le si accostò senza esitare; ché, se non l’avesse incontrata in quel punto, avrebbe forse errato ancor per ore, guidato solo dal suono de’ propri passi.

Procedettero insieme fino alla dimora, ma in silenzio, come pellegrini che condividono il sentiero, non la meta.

De feno et frigore

All’arrivo, la dama offerse ospitalità nella camera interna, ove il foco ardeva queto:

Resta qui, ché il gelo non ti prenderà.

Gualtieri ricusò, contristato dal silenzio posatosi tra loro lungo il cammino. Forse avrebbe voluto varcare la soglia e lasciarsi avvolgere dal tepore, ma il passo gli rimase esitante, quasi temesse che il calore della stanza non sciogliesse il freddo ch’avea dentro.

Si diresse al fienile, il medesimo che lo aveva accolto anni addietro in notte di dissapore. Lì stese il mantello sulla paglia odorosa di fieno vecchio e vi si adagiò, ascoltando il legno scricchiolare e il vento fischiare tra le assi.

De fonte frigida

All’alba scese al cortile e immerse il volto nell’acqua della fonte.
Era più fredda del ferro lasciato all’aperto in gennaio.

De discessu

Potea attendere il mezzodì e trovar tempo a colloquio, ma sapeva che, anche se avesse differito la partenza d’un giorno, ciò non sarebbe bastato a sciogliere ’l ghiaccio formatosi la notte innanzi. E così partì, senza proferir parola, portando seco il peso silenzioso di lasciarla col cuore in ombra, come colui che sa che certe distanze non si misurano in miglia, ma ne’ battiti che restano sospesi.

De absentia et vestigiis

Lontano da Fontechiara, Gualtieri percorrea vie che l’inverno avea rese lente e scure.
Sul sentiero fangoso posava il piede con la cura di chi sa che ogni passo può farsi segno: l’orma diritta, ferma, era come filo invisibile che legava il cammino alla memoria di lei.

Talvolta si fermava presso crocicchi, e lasciava sul legno umido delle croci votive un segno inciso con la punta del pugnale. Non era nome, né simbolo noto, ma segno lor soltanto, simile — dice il margine — a fiore di quattro petali rovesciati, che Beatrice avrebbe riconosciuto, se mai l’avesse veduto.

Nelle osterie di villaggio sedea accanto al foco, ma non chiedea mai un posto per la notte, come chi non vuol fermarsi troppo lontano. Udiva le voci degli avventori e, in ognuna, cercava — senza confessarlo — un accento che potesse rimembrargliela.

Quando giungea presso un corso d’acqua, si chinava per lavarsi il volto, lasciando che l’acqua gelida gli portasse via la polvere del viaggio, quasi ciò potesse renderlo più degno di presentarsi dinanzi a lei al ritorno.

E così, passo dopo passo, il viaggio divenne non solo andata, ma tela silenziosa su cui Gualtieri ricamava il filo d’un ritorno che sperava non fosse vano.

De reditu et ponte

Quando Gualtieri tornò a Fontechiara, non trovò la dama ad attenderlo in soglia, ma seppe ch’ella si trovava in borgo.
Non cercò subito la sua presenza: si diresse invece verso il vecchio ponte sul fiume, ove il legno, screpolato dal gelo, lasciava filtrare l’acqua tra le assi.

Ivi, sotto cielo d’inverno, si mise all’opra in silenzio.
Ogni chiodo battuto, ogni tavola rimessa al suo luogo era come parola ch’egli non avea saputo dire, filo teso per ridurre la distanza.

Quando il ponte tornò saldo, Gualtieri mosse verso la dimora di Beatrice.
E fu allora che, incontrandola sulla via, nessuno udì parole tra loro, ma chi vide giurò che i passi lor cadeano alla medesima cadenza, pur non toccandosi.

Vecchio ponte in legno

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